I big del teatro russo si «sfidano» a Milano

In termini romanzeschi e un po' maliziosi, lo si potrebbe definire un duello a distanza. La sfida è tra i due massimi registi dell'ex impero sovietico, Lev Dodin ed Eimuntas Nekrosius, che nei prossimi giorni metteranno in scena a Milano alcuni spettacoli tra i più significativi del loro repertorio. Da oggi e fino al 30 ottobre, il Piccolo Teatro, nell'ambito della rassegna «Ottobre russo al Piccolo», dedica a Dodin una personale che inizia con Tre sorelle di Anton Cechov (in cartellone allo Studio Expo da questa sera fino al 22 ottobre), prosegue con l'adattamento del romanzo di Vasilij Grossman, «Vita e destino» (al Grassi il 24 e 25 ottobre), e si conclude con un altro testo di Cechov, «Zio Vanja» (al Grassi dal 28 al 30 ottobre). Da domani e fino al 23 ottobre, il Teatro Franco Parenti, presso il quale è in corso il festival «Dentro l'anima russa», ospiterà Idiotas di Fedor Dostoevskij nell'allestimento di Nekrosius.
Per molti versi il teatro di Dodin e quello di Nekrosius sono l'uno l'opposto speculare dell'altro, due espressioni antitetiche e complementari della tradizione russa. Gli spettacoli di Dodin, sempre ricchi di soluzioni registiche innovative, sono vigorosi, solidi, quasi monumentali, e tendono a una sorta di classicità scenica. Gli allestimenti di Nekrosius invece sono marcatamente anticlassici, posano uno sguardo visionario sui grandi testi della letteratura, ne sabotano la struttura, smontando e rimontando la trama, e contaminandola con massicce dosi di grottesco, fino a creare situazioni surreali, ma allo stesso tempo fortemente sensuali. Per entrambi i registi la fisicità degli spettacoli ha un'enorme importanza: Dodin però spinge i suoi attori verso un'eleganza e una precisione quasi atletica dei gesti, mentre Nekrosius predilige di solito movimenti stranianti, irrazionali e goffi, da clownerie.
Sessantasettenne, siberiano di origine, ma attivo già dagli anni Settanta nella capitale culturale russa, San Pietroburgo (ex Leningrado), dove dall'83 dirige il Maly Drama, vale a dire il Piccolo Teatro della città sul Baltico, Dodin ha come interiorizzato il clima di violenza implicita, di autocensura obbligatoria, che ha caratterizzato gli anni della dittatura. Come ha dichiarato in un'intervista di qualche anno fa, i suoi sono spettacoli che «cercano di difendere l'uomo sia da quanto l'opprime dall'esterno, sia da ciò che lo distrugge dall'interno». Non sorprende quindi che al centro della trilogia in cartellone al Piccolo ci sia «Vita e destino», un bellissimo romanzo di Vasilij Grossman che denuncia le atrocità commesse nei gulag staliniani, e che perciò venne messo al bando dal KGB.
Cinquantanovenne, nato anch'egli nella periferia dell'impero sovietico, in Lituania, dove ha tuttora la sua base operativa, Nekrosius invece fin dagli inizi della sua folgorante carriera ha optato per un teatro assolutamente non realistico, che vira anzi verso un piano mitico-simbolico e che ama sguazzare nell'inconscio. L'Idiotas che verrà rappresentato al Franco Parenti è uno spettacolo fluviale di quasi sei ore in cui la vicenda del principe Myskin, ingenuamente devoto al bene, si trasforma in un viaggio negli angoli più oscuri della coscienza, in un'indagine sulle pulsioni umane, anche e soprattutto su quelle erotiche. Come spesso avviene negli allestimenti di Nekrosius, giocano un ruolo importante i significati simbolici degli oggetti in scena, in particolar modo un grande specchio che sottolinea la doppiezza interiore dei personaggi, ma anche l'insanabile duplicità che è alla base del contrasto tra bene e male.