I biglietti personali fanno piangere i bagarini

Controlli della Finanza nello stadio: chi non è in regola rispedito fuori

Claudio De Carli

San Siro, ancora chiaro, un’ora alla partita, movimento contenuto, tifosi, polizia, carabinieri, bagarini.
«Biglietti... terzo anello...».
«Scusi, quanto vuole?».
«Terzo anello, 20 euro».
Lo mostra: «Ma non c’è il nome sul biglietto...»
«Meglio!».
«E se mi chiedono il documento?».
«Ma non lo chiedono a nessuno... guarda... guarda... non lo chiedono».
«Non mi fido...».
«Dai, vieni qui... 15 euro».
Evitato un pacco: era falso.
Un dirigente spiega che il Milan non ha emesso alcun tagliando senza il nominativo, ancora in mattinata c’erano incaricati che a mano o con la macchina per scrivere, personalizzavano ogni tagliando con nome e cognome: «Impossibile - spiega -, se c’era un bagarino con una mazzetta di biglietti senza nome erano sicuramente falsi».
Falsificano anche i biglietti del terzo anello?
Il dubbio resta ma c’è subito un secondo indizio.
«Biglietti...».
«Quanto vuole? C’è il nome? Che nome c’è sopra?».
«Tutto regolare amico, c’è sopra il nome del Milan club che me li ha dati... tutto regolare, allora?».
Nella sera del ritorno al passato, l’Inter giù, il Milan su, tutto è come la stagione precedente, chi pensava che i biglietti nominali avrebbero sconfitto definitivamente la piaga del bagarinaggio si è sbagliato, ma forse è solo questione di tempo. Al botteghino di piazzale Axum gli sportelli sono stati aperti alle 17 circa, almeno così spiega una delle ragazze dentro la torretta: «Chiediamo il documento, trascriviamo il nome di chi acquista il tagliando su questo foglio, accanto c’è il numero del documento e nella terza riga il numero di serie del tagliando. Prima di restituire il documento facciamo la fotocopia. Tempo dell’operazione? Cinque minuti». Dentro situazione tranquilla, polizia e carabinieri si sono divisi gli ingressi, perquisizioni a tappeto. Accanto alle transenne una montagnetta colorata di accendini requisiti, tutte le bottigliette d’acqua entrano senza tappo. Non sempre presenti forze dell’ordine femminili, quindi le signore spesso evitano l’ispezione, ma almeno le loro borse vengono aperte e controllate accuratamente. All’interno, fra la cancellata e i muri dello stadio, girano in coppia i finanzieri, a un paio di ragazzi hanno requisito i biglietti e li hanno rispediti fuori. Forse al nome sul tagliando non corrispondeva il documento che hanno mostrato. Nessuna fila ai cancelli, tutto molto ordinato, gli incaricati si dicono sfiniti, i controlli sono stati tanti: «Speriamo che le cose si sistemino meglio per la prossima partita - dice uno steward con la mantellina gialla -. Che fine fanno gli accendini che vengono sequestrati? Boh! Prima è passato uno e ha riempito un sacchetto». Finalino sul 16 che torna in centro. Ci sono cinque bagarini che piangono come vitelli: «Ti ricordi prima?», fa uno. «Quando c’era Maradona? Eccome se me lo ricordo... eravamo pochi e tutto andava liscio... adesso è un casino... che vita è, stiamo a faticare per niente...». Sono lì con le valigie, scendono alla prima fermata che coincide con la metropolitana, sono ingobbiti, trascinano le valigie a carrello, forse non tornano.