I bimbi adottivi devono sapere? Il caso dei gemelli fa discutere

Dopo l’annullamento del matrimonio dei fratelli inglesi separati alla nascita al via il dibattito di modifica della legge Martedì alla Camera dei Lord il primo voto di revisione della norma

Adozione. Sostantivo di uso comune e di dolce interpretazione. Ma la storia che arriva dall’Inghilterra è un sasso che manda in frantumi le vetrine. Ieri il Sun ha provato, cinicamente e furbescamente, ad aprire un canale con i due gemelli abbandonati e separati alla nascita, poi innamoratisi, riuniti in matrimonio e ora di nuovo divisi ma da una sentenza del tribunale: «Mettetevi in contatto con noi, discretamente vi risponderemo, questo è il numero di telefono a vostra disposizione» diceva il messaggio in prima pagina. Nessuna missione umanitaria, nessuna intenzione affettuosa e affettiva. Dal Grande Fratello al Grande Gemello, il Sun cerca di rimediare allo scoop del Daily Mail, intanto è dibattito, intanto è polemica.
Martedì prossimo nella camera dei Lord inglese andrà al voto la revisione delle norme sull’inseminazione artificiale e sul diritto del bambino di conoscere l’identità dei genitori biologici. L’Inghilterra, scossa dal caso denunciato da lord David Alton, cerca di intervenire in un settore che negli ultimi anni si è «aperto» con eccessiva facilità. Il numero di bambini adottati, orfani o abbandonati, è cresciuto sensibilmente senza alcun controllo rigoroso sulle famiglie di origine. Perché le leggi che regolano l’adozione vanno disciplinate, riviste, corrette, perché rispetto a venti, trenta anni fa, gli studi sulla genetica consentono di definire in maniera inequivocabile un individuo dall’altro, le sue caratteristiche e, anche nel caso di totale compatibilità genetica di due individui, si può riconoscere l’individuo maschile da quello femminile. La mappa stabilita dal Dna permette oggi di avere tutti i dati necessari e indispensabili per arrivare a questa verità naturale consentendo di non cadere in errori clamorosi e gravissimi. E viene il tempo in cui un adolescente può e deve essere messo al corrente delle sue origini, delle parentele, dei legami di sangue, rispettando comunque i rapporti che si sono consolidati con la nuova famiglia, tutelandone l’affetto, cercando di non provocare quei traumi che, secondo la stessa testimonianza di lord Alton, stanno affliggendo, in modo drammatico, la coppia di gemelli inglesi.
Chi concede l’adozione ha il dovere di informare i genitori adottivi di ogni dettaglio relativo all’esistenza, anche se breve, del bambino, della bambina che vanno a cominciare una nuova vita.
Se è raro il caso di una famiglia che accetti di prendere in adozione una coppia di gemelli, se è altrettanto raro che nel caso di inseminazione artificiale la verità venga rivelata al bambino, così come è comprensibile che un padre e una madre non trovino facilmente le parole, il coraggio, il momento opportuno per raccontare al figlio, alla figlia che hanno raccolto, amato, allevato, quale è la vera realtà di quell’esistenza, non si comprende tuttavia perché che chi ha il potere (!?) di separare i gemelli, chi decide di affidare un orfano, un bambino abbandonato in adozione possa sottrarsi al dovere di consegnare, insieme con la creatura, anche tutti i dati genetici e biologici che la riguardano.
Scoprire a vent’anni di avere un fratello non è soltanto una «carrambata», scoprire di non essere soli può rappresentare l’inizio di una vita felice, ma scoprire che la persona che si è amata, che si sta amando, sessualmente dico, è un tuo fratello, addirittura un gemello, sconosciuto, smarrito nel tempo, addirittura dimenticato, è un delitto che non ha forme di salvezza, di pentimento, di recupero.
Questa non è «second life», questa può essere una vita opaca dopo aver intravisto la luce. Dietro un atto d’amore, come l’adozione, si può dunque nascondere una tragedia non ancora esplosa nella sua crudeltà, dietro il silenzio di una parentela non rivelata si può innescare una storia che finisce, inesorabilmente, per mano di un uomo, di un giudice, di un tribunale, così come era stato tranciato, per volere, a volte disperato, di un padre e di una madre il cordone che li teneva uniti al loro figlio.
Chi ha il coraggio di parlare per primo? Un padre, una madre, un figlio, un giudice? Chi ha il coraggio di continuare a recitare per sempre una parte ricevuta in eredità? Sapere, domandare, rispondere, conoscere, per poter vivere senza ritrovarsi, improvvisamente, sull’orlo di un precipizio. Sembra tutto così facile, così semplice, così umano, dunque così maledettamente impossibile.