I bimbi bielorussi tornano in Italia Maria sotto chiave

Le famiglie ospitanti hanno dovuto firmare un impegno a non trattenerli

Rino Di Stefano

da Genova

Sbloccata diplomaticamente a loro favore la vicenda della piccola Maria, ieri le autorità bielorusse hanno ripreso ufficialmente il programma di soggiorni all’estero, inviando i primi 110 bambini che verranno ospitati da famiglie italiane per una vacanza terapeutica di trenta giorni in Trentino e Lombardia. Ieri mattina i bambini sono scesi da un Tupolev 154 della Betavia all’aeroporto Gabriele D’Annunzio di Montichiari, a Brescia, e subito affidati alle famiglie. Sullo stesso aereo hanno preso posto gli altri bambini bielorussi che tornavano in patria dopo aver concluso la loro vacanza italiana.
Una buona notizia in questo senso è arrivata anche in Sardegna dove il governo di Minsk ha comunicato che a questo punto potrà riprendere la campagna di adesioni al Progetto Chernobyl 2006 che prevede un soggiorno terapeutico di trenta giorni, a cavallo delle festività di Natale e capodanno, per bambini bielorussi in casa di famiglie sarde.
Questa volta, però, le autorità bielorusse hanno preteso qualcos’altro dalle coppie italiane che ospitano i loro piccoli. «Quattro bambini - spiegano alcuni aderenti lombardi all’Associazione Aiutiamoli a Vivere - che sarebbero dovuti venire in Italia provenienti da istituti e non da famiglie, a causa di quanto è accaduto non sono potuti partire. E a ogni famiglia è stata fatta firmare una dichiarazione aggiuntiva sull’obbligo di far tornare a casa il bambino al termine dei trenta giorni».
E Maria? Per la piccina di dieci anni che i coniugi Giusto di Cogoleto hanno tentato di far restare in Italia, battendosi con forza e amore, non ci sono belle notizie. Infatti l’ambasciatore bielorusso in Italia, Aleksej Skripko, ieri pomeriggio ha scelto il palcoscenico televisivo di «Domenica in» per annunciare che al momento sono sconsigliabili contatti tra la piccola Maria e i coniugi Giusto. È questa, infatti, la conclusione cui arriva una relazione sottoscritta proprio ieri da un team di psicologi, tra i quali le due dottoresse italiane Laura Battaglia e Antonietta Simi, incaricati di seguire la bimba dopo il blitz che l’ha riportata nel suo paese d’origine. «La bambina sta benissimo - ha esordito l’ambasciatore di fronte alla platea televisiva -. La situazione è molto buona e oggi la bambina è andata a fare un barbecue nel bosco assieme ad altri coetanei. Ha particolarmente legato con altre due bambine. È sicura, tranquilla e protetta. Nessuno deve dubitare che la Bielorussia sia capace di tutelare i diritti dei suoi bambini».
Per il giornalista-conduttore Massimo Giletti, che da qualche minuto cercava di gestire alla meglio una discussione cui hanno partecipato i deputati Stefania Prestigiacomo (Fi), ex ministro delle Pari opportunità nel governo Berlusconi, ed Egidio Pedrini (Italia dei valori), insieme al magistrato Magda Brienza e allo psicologo Alessandro Meluzzi, non è stato facile far tornare il discorso in un clima più sereno. In un altro studio lì accanto, Chiara Bornacin e suo marito Alessandro Giusto assistevano infatti a uno scambio di opinioni che si faceva sempre più caldo mano a mano che l’ambasciatore parlava.
«Lo Stato italiano non è riuscito a difendere una bambina di dieci anni maltrattata e violentata, trattandola invece come una criminale», tuonava l’onorevole Prestigiacomo. «In data 20 settembre ho presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio perché, secondo me, nella vicenda della piccola Maria ci sono state interferenze tra il potere politico e quello giudiziario», aggiungeva Pedrini.
Di ben altro parere era la dottoressa Brienza, presidente del tribunale dei minori di Roma. «Sotto il profilo umano, posso capire i coniugi Giusto - osservava -. Ma quello che è successo non sarebbe mai dovuto capitare. Sono stati fatti moltissimi errori e quello fondamentale è stato di mettere bambini con problemi così grossi in una situazione di questo genere».
«Il grosso errore - ha replicato con una certa enfasi il professor Meluzzi - è quello di mettere sullo stesso piano le ragioni del cuore e quelle giudiziarie. In questo specifico caso, lo Stato è insolvente per il diritto d’asilo di un minore».
A tirare le conclusioni alla fine è stato Pippo Baudo. «Un atto d’amore da un paese amico non può essere rifiutato in questo modo - ha detto rivolgendosi all’ambasciatore -. I confini non bastano più: quando ci sono gesti d’amore, devono essere accettati perché sono un dono di Dio».