I bimbi «giocano» e le famiglie si sfidano a duello

A litigare, quel giorno, hanno cominciato i due bimbi, di famiglie diverse, ma abituali compagni di gioco in cortile. Sono angioletti, tutte carezze e moine: si scambiano anche le caramelle (già usate), e ogni tanto si danno delle sberle, ma così, per affetto. Solo in certi casi è successo che sono finiti entrambi al pronto soccorso. Incidenti fortuiti, per carità: come quella volta che uno ha buttato l’altro nel fiume. Ha detto che voleva lavargli la maglietta, così, sempre per affetto. Perciò, quando le mamme hanno sentito le urla provenire da sotto le finestre, hanno pensato alle solite manifestazioni altruistiche. Poi sono state loro a interpretare male, quando, scendendo le scale, si sono incrociate e hanno cominciato a scambiarsi insulti. «Il tuo è un vero delinquente». «Se mai sarà il tuo, che attacca la gomma da masticare nella serratura dell’auto di mio marito». Non l’avesse mai detto! «Ora lo chiamo io mio marito. E ti faccio vedere chi attacca la colla alle nostre persiane». Detto fatto. Arrivano i genitori. Amici per la pelle: «Io ti rifaccio nuovo, e poi anche tua moglie isterica e tuo figlio teppista». «Bada come parli, se non la smetti ti spacco la faccia. È da un po’ che tu mi stai qui, sullo stomaco». Attirati dallo scambio di cortesie, i rispettivi parenti - tutti conviventi, come in cooperativa - si mobilitano. Scendono anche loro in cortile, che nel frattempo ha quasi esaurito gli spazi. Non importa: basta e avanza per piazzare qualche manrovescio bene assestato. I nonni sono i più decisi, menano come forsennati. Qualche passante si ferma a guardare, ma non ci pensa neanche a dividerli. A interrompere la lotta ci riesce solo un acquazzone che manda tutti a casa. Durerà? C’è da scommetterci. Fino alla prossima moina dei due angioletti.