I bisnipoti di Gucci fanno scarpe e borse Mentre i figli d’arte sfilano in passerella

Nel logo ha due «G» e nella griffe un gioco di parole: «To Be G», ovvero: «Essere Gucci». Dietro il nuovo marchio di accessori presentato in questi giorni al Touch (costola milanese di Pitti Immagine) ci sono infatti due discendenti della dinastia Gucci: Alessandro e Guccio, bisnipoti del leggendario fondatore dell’azienda, Guccio Gucci, nata a Firenze nel 1920. I due fratelli, che oggi hanno 48 e 55 anni, alla Gucci ci sono praticamente cresciuti, poi, negli anni ’90 - dopo l’acquisizione da parte di un gruppo anglo-arabo -, hanno aperto un’azienda tutta loro a Scandicci, «creata in parte sulle ceneri di un vecchissimo lavorante della Gucci, da cui abbiamo rilevato macchinari e personale», raccontano.
E ora, dopo anni passati a produrre per altre griffe, lanciano borse e scarpe con il loro nome. Accessori che durano nel tempo perché contemporanei ma allo stesso tempo classici, chic e indistruttibili. Come quelli di una volta. A caratterizzarli una «G» che a volte si raddoppia, disegnata dallo stesso Guccio in stile art nouveau.
«Vogliamo esprimere tutto il nostro bagaglio di esperienza e di tradizione made in Italy al 100%», dice Guccio mostrando la «borsetta della nonna» in cocco, il borsone «in vitello naturale, che non si sciupa, tanto da poter essere usato anche come un cuscino», e la borsa sportiva «antiscippo», che all'interno contiene un'altra borsa per documenti e portafogli.
E poi le scarpe: francesine, décolleté e stivali tanto tecnici quanto comodi, nonostante i tacchi 10. Prossimo obiettivo? «Un flagship store a Milano, ma intanto con To Be G abbiamo già conquistato il mercato cinese».
In queste giornate milanesi, proprio i figli e i nipoti delle grandi dinastie della moda sono stati spesso protagonisti, ognuno con un percorso diverso. Proprio ieri, Lavinia Biagiotti Cigna è uscita (come sempre) in passerella insieme alla madre Laura al termine di una sfilata molto sobria che ha reso omaggio al futurismo (corrente artistica molto amata dalla famiglia tanto che la Fondazione Biagiotti-Cigna possiede una grande collezione di opere di Balla). Vice presidente junior del gruppo fondato dalla madre nel ’72, la 31enne Lavinia da anni si occupa a 360 gradi dell’azienda, seguendo in particolare la linea bambino. Diversa la storia del «fashion duo» milanese di Luisa Beccaria e della figlia Lucilla. Che ha 25 anni e si sta laureando in Lettere, e un domani potrebbe prendere le redini dell’azienda di famiglia dove già lavora. E anche lei l’altro giorno ha chiuso la sfilata a villa Necchi Campiglio, dove la griffe ha puntato su un’immagine di donna sempre romantica ma decisa.
E i casi non finiscono qui, perché in questo periodo di crisi ad andare forte sono le aziende di famiglia. Tanti gli esempi: da Mariella Burani, che lavora con il figlio Giovanni, amministratore delegato del colossale gruppo Burani, a Blumarine dove Gianguido Tarabini, figlio di Anna Molinari, è il responsabile delle licenze Blufin. E ancora Beatrice e Gaia Trussardi, che da anni reggono le sorti della griffe del Levriero, e Francesco Martini Coveri che ha preso il posto dello zio Enrico nella direzione artistica della maison.
Caso a parte quello di Delfina Delettrez Fendi, figlia 21enne di Bernard Delettrez e di Silvia Venturini Fendi, e quarta generazione della dinastia (il cui marchio appartiene però da tempo al colosso francese Lvmh). Delfina era a Milano la settimana scorsa, per presentare al salone About J la sua terza linea di gioielli, «Delirium», tutta ispirata al corpo umano e alle tavole cinquecentesche di Leonardo Da Vinci.