I black bloc: "Siamo pronti anche a uccidere"

L'odio dei &quot;black bloc&quot; continua a fare paura. L'antiterrorismo svela un documento che circola tra gli ambienti anarco-insurrezionalisti in cui i violenti teorizzano: &quot;Le azioni possono andare dal lancio di molotov all'assassinio&quot;. Allerta massima in Val di Susa per le annunciate manifestazioni contro la Tav. <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/web/pdf/Comunicato_no_tav.pdf" target="_blank">Leggi il comunicato</a></strong>

Come gli anarchici di fine Ottocento. Gli anarcoinsurrezionalisti rompono un tabù e in un documento recente teorizzano come forma estrema di lotta l’assassinio. Parole agghiaccianti che circolano su internet alla vigilia di una domenica di passione, l’ennesima, in Val di Susa. C’è il rischio che quel che è successo a Roma sabato scorso venga replicato fra i boschi, le montagne e i presidiatissimi cantieri della nascente Alta velocità. È Panorama.it a rivelare il messaggio della Federazione anarchica informale che toglie il sonno agli uomini dell’Antiterrorismo. Il testo è esplicito: «L’azione diretta distruttiva può andare dal lancio di una molotov all’assassinio, senza alcuna gerarchia di importanza, ogni gruppo o individuo deciderà come meglio vorrà, nel rispetto della propria etica rivoluzionaria che sicuramente mai dovrà acconsentire a colpire nel mucchio». Colpire sì, dunque, ma in modo mirato. E ancora: «Noi della Fai italiana continuiamo a percorrere tutte le strade che possano affluire nel fiume rivoluzionario. Scontri di piazza, lotte popolari, progetti di lotta radicale più circoscritti contribuiscono tutti a dare nuova linfa alle nostre pratiche d’attacco». Basta con i pacchi bomba e avanti con le nuove strategie di lotta, forgiate sui moti di piazza.
Gli anarco-insurrezionalisti sono sul banco degli imputati dopo gli incidenti di sabato nella capitale e sono sotto osservazione in vista della manifestazione No Tav di domenica. Sono 400 circa le persone nel mirino delle forze dell’ordine. Il nocciolo duro della protesta dura. Anarchici ma non solo: esponenti dei collettivi studenteschi e universitari, militanti dei centri sociali.
Si andrà allo scontro, magari per via di una rete di recinzione? Il taglio è uno degli obiettivi della rivolta. Facile dunque che s’inneschi l’incendio. La Cub, confederazione unitaria di base, porterà, come «pacifica provocazione» cesoie in gommapiuma. Insomma, c’è chi giocherà sul registro dell’ironia, ma la polizia - almeno 1500 uomini - è mobilitata per fronteggiare le truppe antagoniste pronte a dare battaglia, come è successo più di una volta questa estate. E il prefetto di Torino ha stabilito che tutte le strade intorno al cantiere di Chiomonte saranno chiuse domenica.
Alta tensione, dunque anche se i comitati No Tav provano a non far deragliare le ragioni della protesta: «Domenica andremo a manifestare con i volti scoperti. Vogliamo un meeting pacifico». Le colombe cercano di non essere fagocitate dai duri. Ma il blocco nero, aggressivo più che mai, comincia a far filtrare il proprio punto di vista. E si capisce che i black bloc non hanno alcuna intenzione di fare un passo indietro: «C’è un sacco di gente - spiega un militante anonimo in una videointervista al sito del Fatto quotidiano - che non ce la fa più e vuole mettersi in gioco. Per chi vuole la rivoluzione e subisce la violenza quotidiana della crisi quella di sabato è stata una giornata di rivalsa». Altro che indignados. «Gli indignati - prosegue inarrestabile il giovane, assolutamente irriconoscibile - sono deboli e destinati a sparire. Ci vuole l’insurrezione».
E dopo domenica sul calendario incombe già un’altra data: il 5 novembre. Per quel giorno è il Pd ad aver dato appuntamento ai suoi militanti nella cornice di piazza San Giovanni, uno dei luoghi simbolo delle lotto romane. Ma il Pd rischia di tirare la volata alla cometa antagonista, come ha affermato l’altra sera l’ex direttore dell’Unità Concita De Gregorio, nel corso della trasmissione televisiva Piazza pulita, in onda su La 7. Il punto è che il 5 novembre non è una data come un’altra: no, dalle viscere oscure della storia emerge il 5 novembre 1605 quando un gruppo di cattolici tentò di assassinare a Londra il re Giacomo e di far saltare in aria il Parlamento. La congiura delle polveri fu sventata in tempo e i principali cospiratori, fra cui Guy Fawkes, arrestati, processati e impiccati. Ma che c’entra questo episodio con le marce di oggi?
Il filo è suggestivo e passa attraverso un film uscito qualche anno fa, V per vendetta, in cui il protagonista indossa una maschera di Guy Fawkes. Dal cinema ala realtà il passo è stato rapido e oggi molti indignati e arrabbiati vari portano con orgoglio quella maschera. E preparano, come lo preparò lui, il grande botto contro i Palazzi del potere. La conquista della zona rossa.
Così il raduno di piazza San Giovanni rischia di diventare una straordinaria calamita per chi vuole ripetere gli scontri, le violenze, i saccheggi di sabato scorso. I barbari che hanno devastato la città si sentono al centro della scena e non vogliono perdere il palcoscenico. Hanno conquistato la visibilità in tutto il mondo e faranno di tutto per non perderla.