I bluff di una maggioranza senza numeri

Il numero in democrazia è politica, Berlusconi ha ragione. Insistere sugli errori intenzionali e no nel computo dei voti elettorali, sembra un atto velleitario, un’azione sterile. Berlusconi non può fare quel che fece in Messico il candidato della sinistra Manuel Lopez Obrador, che per mesi tenne bloccate le istituzioni perché voleva il riconto di tutti i voti elettorali e non gli bastava il riconteggio di quelli che i suoi rappresentanti nelle sezioni elettorali avevano contestato. I numeri non ridanno il possibile maltolto, ma hanno una funzione metafisica: mostrare che l’essenza di questa maggioranza non esiste. Lo si vede ogni volta che essa tocca un problema che riguarda non i suoi poteri ma le sue relazioni.
Lo si è visto nella questione dei Dico. Il riconoscimento delle coppie di fatto, con inclusione di quella omosessuale, era stato considerato proprio del profilo liberale del governo, mentre il deprecato berlusconismo aveva piegato il ginocchio alla Santa Romana Chiesa. Il governo Prodi si presentò così come un grande compromesso ideologico: i cattolici e la sinistra accettavano la cultura radicale e facevano dei diritti individuali il fondamento della loro politica. Con ciò essi davano al governo un significato salvifico. Il governo Prodi ha una natura ideologica proprio perché, definendo Berlusconi come un male, definisce se stesso come il bene. E questo corrisponde sia alla coscienza dei comunisti, che se hanno abbandonato la figura del partito rivoluzionario, l’hanno però trasformata in quel partito etico, l’unico che esce dalle strettoie di Mani Pulite e acquista il governo del Paese avendo per titolo la questione morale posta da Enrico Berlinguer. E così i cattolici di sinistra, che si considerano eredi di De Gasperi e di Sturzo, e ritengono di potere interpretare politicamente le esigenze della Chiesa meglio della gerarchia. È tornato il mito dei «cattolici adulti» e Rosy Bindi ha ricevuto il peana di Eugenio Scalfari. I postcomunisti, ridefiniti i cattolici aggiornati, creavano un modello di libertà maggiore di quanto la Chiesa cattolica potesse accettare. E di fatto la Chiesa lo ha respinto e i Dico sono usciti dal programma di governo. Lo stesso vale in politica estera e militare: il governo ha cercato la sua terza vita tra atlantismo e neutralismo e si ritrova ora di fatto di fronte alla realtà che ha sempre voluto negare, cioè l’esistenza di un fondamentalismo islamico di un nuovo tipo, inteso a promuovere una lotta contro l’Occidente dei popoli musulmani.
Quando il governo si incontra con la realtà della storia, la sua laicità illuminata e il suo pacifismo ragionevole spariscono come nebbia al sole. Sono ragnatele di parole che servono a nutrire quel ceto politico italiano così diffuso che governa le istituzioni e la stampa, ma che si spezzano, più deboli della ragnatela, di fronte alla realtà, sia essa quella della Chiesa cattolica o quella degli Stati Uniti. Ed ora il governo incontra la sfida del ricatto e del riscatto che il dilagare dei metodi iracheni in terra afghana produce nel caso del giornalista di Repubblica catturato dagli insorti.
È un paradosso pensare che D'Alema debba contare sull’efficienza dei servizi segreti, che il governo Prodi ha lasciato soli innanzi alla Procura della Repubblica di Milano.
bagetbozzo@ragionpolitica.it