I «Bot-people» ancora maggioranza

da Milano

Siamo ancora il Paese dei Bot-people. La fotografia scattata dalla Consob mostra gli italiani molto prudenti per quanto riguarda gli investimenti e ancora legati ai titoli di Stato: la Borsa è affare di pochi. Subito dopo i titoli di Stato - posseduti da circa 13 famiglie su 100 - l’investimento più diffuso è rappresentato dalle obbligazioni bancarie, sottoscritte da circa 9 famiglie su 100, che però hanno molto spesso rendimenti inferiori a quelle di un titolo di Stato con analoga vita residua. Solo sei famiglie su 100 possiedono direttamente azioni quotate e quattro su 100 obbligazioni non bancarie.
Complessivamente, secondo i dati di un sondaggio Eurisko rielaborati dalla Commissione, emerge una forte polarizzazione degli investimenti: da un lato (57%) le famiglie molto conservatrici e avverse al rischio che investono in depositi o in prodotti postali e, dall’altro (38%), quelle che posseggono almeno uno strumento o un prodotto finanziario. In questo secondo caso, si tratta per lo più di una combinazione di depositi e assicurazioni vita o fondi pensione (scelta da circa l’11% delle famiglie), oppure un mix tra depositi e risparmio amministrato, cioè investimento diretto in azioni, obbligazioni o titoli di Stato, scelto quasi dall’8 per cento. Ma c’è anche un 5% delle famiglie - cosiddette «unbanked» - che non ha nessun tipo di rapporto con gli intermediari finanziari. Come è facile immaginare le famiglie «conservatrici» sono oggetto di una pressione commerciale minore da parte degli intermediari. Addirittura nel 40% dei casi in base al sondaggio non hanno alcuna figura che funge da referente per i servizi di consulenza: per una famiglia su quattro che ha solo depositi la sola figura di riferimento è lo sportellista, quando non prevale addirittura il «fai-da-te». Chi invece detiene strumenti o prodotti finanziari, nella maggior parte dei casi si affida ai funzionari all’interno della banca: 28% contro un 17% che si rivolge ai promotori finanziari.