I box mandano l’autorità portuale in rimessa

Dubbi anche sulla scelta di operare in un settore che non riguarda il demanio

Diego Pistacchi

Non solo superbacini galleggianti costati cifre astronomiche, rivenduti a prezzi da mercatino delle pulci giusto per far posto a un nuovo progetto che realizzi in futuro una struttura più o meno uguale. L’autorità portuale di Genova sembra dedicarsi con «successo» anche alla compravendita immobiliare. Fuori dell’area di sua competenza, naturalmente. La questione nasce nel 1997 e non riguarda banchine o capannoni per attività portuali, ma box. Posti auto. Trentasei in tutto, e realizzati in via San Giovanni Bosco a Sampierdarena. Una storia vecchia che torna a galla ora che la guida dell’Autorità portuale non è più affidata a Giuliano Gallanti ma a Giovanni Novi.
Proprio l’ex presidente diessino aveva firmato, per conto dell’autorità, l’atto notarile con cui venivano acquisiti i box dalla società Edilpamoter. In realtà si trattò di un trasferimento di beni, avvenuto per mettere a posto una lunga causa tra la stessa società e l’autorità portuale. Quest’ultima vantava un credito che è stato azzerato in cambio dei box, trentasei e tutti uguali, di 14 metri quadrati l’uno nello stesso immobile, valutati nel complesso, si legge nel contratto, un miliardo e ottecento milioni di lire più Iva. Tra l’altro si doveva trattare di un buon investimento, visto che appena un anno prima, la Edilpamoter li aveva acquistato per un miliardo e ducentonovantatré milioni.
Un affarone che però ha seguito l’andamento poco redditizio del superbacino galleggiante. L’autorità portuale non ha certo tra i suoi compiti istituzionali quello di gestire posti auto. Inevitabile che palazzo San Giorgio decidesse di rivendere quelle proprietà che aveva ottenuto giusto per riuscire a rientrare di un vecchio credito. Il mercato immobiliare di Sampierdarena deve però aver tradito le attese. Scavando tra gli atti di compravendita successivi al 1997 ne spuntano ad esempio alcuni, datati 1999 e firmati dal segretario Sandro Carena come rappresentante di Palazzo San Giorgio, in cui un singolo box veniva rivenduto a privati per 39 milioni più iva. Cioè, se tutti i box fossero stati anche venduti per la stessa cifra, l’autorità portuale ne avrebbe ricavato un miliardo e quattrocentoquattro milioni, più iva. Con una rimessa secca di 400 milioni di lire. Oltre il 20 per cento in meno del valore in soli due anni.
Una storia che sembrava ormai sepolta sotto la polvere degli archivi di Palazzo San Giorgio, ma che dopo il cambio al vertice dell’autorità portuale torna di attualità. Parte dell’incartamento è stato recapitato sulle scrivanie della direzione tecnica. E il presidente Giovanni Novi, all’oscuro di quanto accadeva prima del suo avvento, ha chiesto di avere copia della documentazione per verificare eventuali anomalie. Ne è nata un’inchiesta interna che è appena agli inizi, ma che che intende procedere soprattutto a chiarire i motivi che hanno spinto i vertici dell’autorità portuale a occuparsi di un settore quale qello del mercato immobiliare che non rientra tra i compiti istituzionali dell’ente, tantomeno all’esterno dell’area demaniale.
«È vero, il presidente Novi ha disposto accertamenti - conferma Mauro Boffelli, funzionario dell’Autorità e membro della commissione consultiva -. È probabile che l’argomento possa essere trattato già nell’incontro di questa mattina della commissione. Novi ama informare tutti i funzionari di quello che avviene all’interno dell’ente». Un’operazione-trasparenza che vuole puntare anche sul passato