I brigatisti killer anche della memoria

Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Mondadori. «Una lapide per Calabresi? Bisogna pareggiarla con una scuola intitolata a Pinelli. Se nella sede della Provincia a Bologna si pensa di dedicare un’aula a Marco Biagi, c’è chi risponde che allora deve essere associato a D’Antona, ci devono essere tutti e due i nomi, quasi in un manuale Cencelli della memoria. Si finisce per suggerire che Biagi e D’Antona stavano su fronti diversi. Rinnovando divisioni, preconcetti e veleni. (...) In un Paese che non riesce a trovare modelli, esempi, che occasione sprecata non ricordare, avere rimosso. Il rigore e lo scrupolo di Vittorio Occorsio, l’onestà intellettuale e il coraggio di Guido Rossa sono lì. Un patrimonio di tutti. (...) dei terroristi che parlano non vengono quasi mai ricordati i delitti e le responsabilità, e questo non è accettabile soprattutto se sono interpellati per discutere proprio sugli Anni di piombo. Sergio Segio, per fare un esempio, viene presentato come esponente del Gruppo Abele, quasi mai come il killer di Galli e Alessandrini; di Anna Laura Braghetti, la brigatista che uccise con sette colpi Vittorio Bachelet alla Sapienza di Roma e partecipò al sequestro di Aldo Moro, si dice che “coordina un servizio sociale rivolto ai detenuti”».