I Bronzi di Riace non li visita nessuno? Molto meglio così

Gentilissimo Granzotto, dalla frescura mattutina di un fitto pergolato di glicine, in quel di Pausilipon (lei, si tenga pure la sua Svizzera), una oziosa questione ferragostana. Accampando il pretesto della sicurezza, la Sovrintendenza dell’amata Reggio Calabria non vuole che i Bronzi di Riace si allontanino dalla zona; divieto che, in luogo di quel Sovrintendente, opporrei anch’io, non foss’altro che per non far godere le solite cosiddette città d’arte dell’ammirazione delle decine di migliaia di turisti che vi si riverserebbero a far ad essi visita. Ma il rifiuto, comunque motivato, è purtroppo insostenibile per mancanza di logica legittimazione. La presenza delle due statue nei fondali della costa di Riace fu infatti dovuta, con ogni probabilità, ad inevitabile fatale affondamento dell’imbarcazione sulla quale esse venivano trasportate provenendo dall’antica madrepatria greca. In mancanza di prova che la destinazione ultima fosse quella costa, la loro presenza in loco deve ritenersi del tutto accidentale, non essendo in ogni caso neppure voluta. A questo punto, non potendo invitare, per evidenti motivi, il tenace Sovrintendente a restituire le statue al mittente o, ancor più problematicamente, a consegnarle al destinatario (come, in altre circostanze, son certo egli già avrebbe altro fatto), epperò considerandole moralmente appartenenti agli eredi del vero mondo civilizzato (la Magna Grecia, appunto) gli suggerisco di metterle, dietro adeguato contraccambio, a disposizione della restante parte del mondo perché, senza penalizzante incomodo né insormontabile spesa, ne goda della bellezza e ne tragga insegnamento di civiltà. Buon Ferragosto a Lei ed ai Lettori!
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Non mi è certo sfuggito, caro Scacchetti, l’alterco seguito alle dichiarazioni del - un titolo lunghissimo, abbia pazienza - Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Mario Resca. Il quale buttò là che a Reggio di Calabria «i bronzi di Riace stanno solo a prendere polvere» proponendone, per «valorizzarli», il trasloco o il destino itinerante. Lessi anche con gusto l’intervista che il Direttore eccetera eccetera rilasciò al nostro Tommy Cappellini, laddove precisò che la sua fu una provocazione allo scopo di «promuoverli» ’sti benedetti bronzi, visto che di visitatori, laggiù a Reggio, ne calamitano pochini pochini. Che poi la ragione del contendere è tutta lì, nei visitatori. Un «evento» (vedi il recente omaggio a Caravaggio), li attira come mosche. Una normale e permanente esposizione li lascia indifferenti. Bene, vedo che lei, caro Scacchetti, concorda col Resca: i bronzi vadano in tournée, così che i più possano non solo goderne della bellezza, ma ne traggano al contempo insegnamento di civiltà. Bè, io le rispondo: restino invece dove sono. Contrario al turismo di massa che si muove come mandria e s’accende solo per l’«evento», dico no: sia il turista, l’amante del bello, sia chi non vuole viver come bruto a recarsi al cospetto dei bronzi. Non i bronzi medesimi (che già nel primo viaggio passarono i guai loro) a mettersi a girare il mondo per, metaforicamente, sculettando farsi rimirare dalle masse. Alle quali proporrei invece di offrire copie, magari in plastica, più leggera e maneggevole nei traslochi. Tanto, caro Scacchetti, per la massa non fa differenza. A quella non frega niente di vedere, godere, apprezzare, capire un’opera d’arte. All’orda interessa solo guardare quel che è «di tendenza» per poi inviare un trionfale sms, un messaggino, annunciando: «Visti i bronzi. Bellissimi. Sembrano veri». E dunque, poiché anche i bronzi hanno la loro dignità meglio la polvere (che comunque non c’è, garantisco) che visitatori di tal fatta. Buon Ferragosto anche a lei, e mi saluti Pùssilleco, per chiamarla come è giusto che sia, in napoletano.