I buchi lasciati dall’Ulivo, il boom firmato dalla Cdl

Arturo Diaconale

Questa volta è proprio vero che la matematica non è una opinione. Nel 2001 il governo di Giuliano Amato lasciò in eredità a Silvio Berlusconi, uscito vincitore dalle elezioni politiche, un buco di bilancio gigantesco, provocato da una serie di spese fatte dal centrosinistra nell’imminenza della consultazione popolare e nella speranza di recuperare un consenso che i sondaggi davano da tempo perso.
Nel 2006 il governo di Romano Prodi ha avuto in eredità da quello di centrodestra della passata legislatura un lascito ben diverso. Per mesi il viceministro Vincenzo Visco si è distinto nel denunciare il presunto disastro dei conti pubblici lasciatogli sul tavolo da Giulio Tremonti. Oggi, invece, si scopre che il ministero dell’Economia non è affatto pieno di cambiali firmate in maniera irresponsabile dai precedenti inquilini ma ha i forzieri colmi dell’inatteso gettito fiscale provocato dalle misure varate dal precedente esecutivo. Non si tratta di pochi spiccioli ma, addirittura, di 37 miliardi di euro. Di una cifra, cioè, praticamente identica a quella della nuova legge finanziaria.
Visco sostiene che il merito della impennata fiscale va attribuito alla sua persona ed alla paura che il suo avvento al ministero ha provocato nella grande massa degli evasori. Ma con tutta la fama di vampiro succhia sangue che si è costruita negli anni l'esponente diessino, è da escludere che sia bastata la sua presenza a richiamare all’ordine chi è abituato a sfuggire al torchio fiscale. Chi evade se ne infischia di Visco e della sua immagine da principe delle tenebre. Non si lascia di certo intimidire dalle minacce di manette, sanzioni e pene di qualunque tipo. Anzi, se può trova forse addirittura divertente inventare nuovi modi per sfuggire alle occhiute attenzioni del vampiro diessino.
I 37 miliardi di maggiori entrate, dunque, non vengono da Visco. E neppure dal decreto Bersani o dalle altre misure previste dalla Finanziaria. Per l’ovvia considerazione che l’effetto di questi provvedimenti si potrà manifestare solo dalla metà del prossimo anno.
Costituiscono, al contrario, un grazioso regalo fatto dal centrodestra ai propri nemici. Ma, soprattutto, rappresentano una massa di denaro che non può rimanere nella cassaforte ministeriale di via XX Settembre.
Il governo come intende impegnare questo denaro visto che fino al 2008 non sembra intenzionato a ridurre la pressione fiscale? Nelle riforme o nell’assistenzialismo? La risposta sarà determinante per il futuro del centrosinistra. Ma, soprattutto, per quello del Paese.