I buchi neri dell'appalto che fa tremare Veltroni

Tutto quello che non torna: case in svendita e bando
su misura, mancati controlli e conflitto di interessi. Walter fa finta
di dimenticare che Romeo
ha fatto gli affari più lucrosi
proprio con lui sindaco<br />

C’è una cosa che in queste giornate turbolente Walter Veltroni fatica a ricordare: di essere stato sindaco di Roma. E di aver portato la fascia tricolore negli anni in cui Alfredo Romeo concluse gli affari più lucrosi con la capitale. Forse se n’è dimenticato lui stesso. Forse non c’era. Se c’era, dormiva. Perché è difficile pensare che il numero uno del Pd, il «dittatore democratico» che dava lezioni di «bella politica», il leader che voleva saltare dal Campidoglio a Palazzo Chigi si sia fatto passare sopra la testa tutti quegli intrighi.

I primi affarucci risalgono ai tempi del sindaco piacione, Francesco Rutelli che a fine Anni ’90 affidò all’imprenditore napoletano la gestione del patrimonio immobiliare del Comune. L’appalto consentì a Romeo di condurre la vendita di 1.300 case nel centro storico diRomaa prezzi di realizzo: tre camerea piazza Navona a 60 milioni di lire, 30mila euro di oggi, roba che non ci paghi nemmeno un anno di affitto. La radicale Rita Bernardini, allora consigliere comunale oggi deputato Pd, fece il diavolo a quattro, ma il sindaco tacque. Poi fu eletto Veltroni. Risultato: gli elenchi delle case in vendita finirono in internet, emorta lì. Ma il vero affare fu il cosiddetto Appaltone: la manutenzione di 800 chilometri di strade cittadine.

Questa è la vicenda più interessante perché interamente gestita dalle giunte veltroniane e citata a raffica nelle intercettazioni di Napoli tra Romeo e il parlamentare democratico Renzo Lusetti. Un appalto mastodontico, 720 milioni di euro per nove anni. Quattro conti e anche la casalinga di Tor Pignattara si rende conto che il comune di Romasborsa la bellezza di 100mila euro all’anno per ogni chilometro di strada. A Firenze il sindaco Domenici ne prevede 9.250 (più di dieci volte in meno), Cofferati a Bologna 5.500. Forse che l’asfalto capitolino è più delicato che in piazza Maggiore? A Roma cade così tanta neve da sradicare più sampietrini che lastroni di piazza della Signoria? O sul raccordo anulare si aprono più buche che sulle altre tangenziali? Misteri bituminosi.

Che quell’appalto sia stato un disastro, i romani se ne sono accorti il mese scorso con le piogge che hanno allagato e squarciato le strade. Il sindaco Alemanno il 5 novembre ha revocato tutto per «inadempienza contrattuale». E si è preso pure le parole dell’opposizione, scandalizzata per il «passo indietro», al grido di «vogliono smantellare l’eredità della precedente amministrazione ». Nulla funzionava nell’Appaltone. Il bando di gara non prevedeva che i partecipanti avessero una precedente esperienza nella manutenzione stradale, ma richiedeva che sapessero gestire immobili. Guarda caso, quello che Romeo sapeva fare meglio. A Napoli, per lo stesso motivo, era stato tagliato fuori: infatti non si prese le strade, ma le case del Comune. Ma a Roma, nonostante le proteste delle imprese concorrenti (Autostrade, Manutencoop e Manital), vinse facile.

Lo sconfitto più battagliero, Manital, non si diede per vinto e fece ricorso al Tar. Ebbe ragione. L’avvocato era Gianluigi Pellegrino, figlio dell’ex senatore Giovanni che presiedette la Commissione stragi, un garantista che oggi non sarebbe a suo agio fra le truppe veltronian-dipietriste e infatti fa il presidente della Provincia di Lecce. Pellegrino jr è di sinistra come il padre, ma non ebbe problemi a fronteggiare il comune di Roma. «Romeo non l’ho mai incontrato - dice - ma dopo il ricorso molte persone mi parlarono di lui invitandomi alla prudenza. «Sai, è un tipodinamico, molto potente. Un intoccabile». L’asso nella manica di Pellegrino, oltre a irregolarità minori, era stato un conflitto di interessi. Proprio l’arma che Veltroni agita un giorno sì e l’altropurecontro Berlusconi.

L’associazione di imprese guidata dalla Romeo Gestioni comprendeva la Vianini e il consorzio Strade sicure. E tra i consiglieri di Risorse per Roma, la società di progettazione posseduta al 95 percento dal Campidoglio che predispose il bando di concorso e collaborò a valutare i partecipanti, sedeva un socio di Romeo. Si chiamava Luigi Bardelli, era stato presidente della Cassa edile per 10 anni ma soprattutto del consorzio Strade sicure. L’Autorità per la vigilanza sui contrattipubblici dei lavori servizi e forniture diffidò il comune dal consegnare l’appalto a Romeo. Il Sindacato imprese appaltatrici di lavori pubblici preparò un dossier con tutti i punti oscuri della vicenda. Il Tar del Lazio revocò l’assegnazione delle opere per il conflitto d’interessi. Sia l’impresa sia il Comune fecero ricorso al Consiglio di Stato.

E proprio qui saltano fuori le intercettazioni rese note in questi giorni, che la settimana prossima la procura di Napoli girerà ai magistrati di Roma. Le chiacchierate tra un preoccupatissimo Romeo, per il quale l’Appaltone era «questione di vita odi morte» e Lusetti. Conversazioni dalle quali traspaiono il tentativo dell’imprenditore di premere sui magistrati amministrativi, e l’impegno del parlamentare di fare in modo che il «grande capo con cui parliamo di tutto» (individuato in Rutelli dai pm partenopei) intervenga presso un giudice (poi risultato estraneo al collegio che ha deciso).

Fatto sta che il Consiglio di Stato ribaltò la sentenza del Tar: disse che per ragioni formali la Manitalnonpoteva partecipare alla gara e quindi non poteva fare ricorso. Ma sorvolò sulla legittimità dell’appalto e sul conflitto d’interessi. Non si pronunciò sulla correttezza del Comune né diede ragione a Romeo. Un capolavoro di cavillosità pilatesca che consentì a Veltroni una manovra delle sue: l’affidamento provvisorio dei lavori a Romeo. Uno dei più grandi appalti del Campidoglio assegnato in via transitoria, ma di fatto definitiva. Un mezzo sì che è un mezzo no, nel più puro stile «ma-anchista».

Possibile che Walter non sapesse nulla delle case in svendita, dell’appalto abnorme, del bando su misura, del conflitto d’interessi, dei pronunciamenti delle Authority, dei mancati controlli, del muro digommaeretto a difesa degli interessi di Romeo? Possibile che tutto il marcio di Roma passasse sotto il naso del sindaco come la piena del Tevere sotto il Ponte Milvio? Possibile? Walter, se ancora ci sei, batti un colpo.