"I Buddenbrook", sfuggire a un futuro già scritto

Il capolavoro di Mann viene rispolverato ogni volta che si parla di una grande dinastia che crolla, simbolo di un mondo in declino che non riesce a liberarsi del passato<br />

Troppo tardi ho preso in mano «I Buddenbrook», acquistato chissà quando e chissà dove su una bancarella di occasioni al mare e abbandonato sullo scaffale delle cose da leggere, in attesa di trovare il coraggio di affrontare le sue 700 pagine. Venne il tempo giusto quando il direttore Maurizio Belpietro mi spedì tre mesi a Parma per il crac Parmalat, nell’inverno del 2004. Sui giornali erano frequente trovare il paragone tra i Tanzi e i Buddenbrook, famiglia borghese nella Lubecca di metà Ottocento di cui Mann dipinge ascesa e decadenza. Mi incuriosiva capire se l’accostamento era il solito facile luogo comune dei giornalisti, ma ben presto l’interrogativo scomparve sotto la potenza del capolavoro. Nella drammatica epopea della blasonata dinastia mercantile si sfalda l’unità tra vocazione e destino. Uno dopo l’altro, i Buddenbrook devono scegliere se sottomettersi alla sorte inscritta nel nome che portano o seguire ciò che la libertà suggerisce loro. Il peso del passato, la debolezza nell’affrontare il presente, la «volontà di potenza» come prospettiva, il rassegnarsi a essere «soltanto gli anelli di una catena» minano la solidità della ditta e la sopravvivenza stessa della dinastia. E quella che doveva essere una cronaca familiare si trasforma nell’affresco di un mondo in declino, dove (come succede tra le mura di casa Buddenbrook) l’unica regola che sembra garantire solidità e fortuna è l’oppressiva violenza del passato. Che cosa dunque può permettere di guardare con positività il futuro? Mann scrisse «I Buddenbrook» che aveva appena vent’anni, e questo dà la misura della sua grandezza. Quando finii il libro, per giorni sentii la mancanza dei suoi protagonisti, che erano diventati una compagnia sicura nelle settimane di «esilio» a Parma. E quando qualcosa o qualcuno ti manca, ti accorgi di quanto gli sei affezionato.

Thomas Mann
I Buddenbrook
I grandi libri Garzanti, quinta edizione 1989 (stefano.filippi@ilgiornale.it)