Per i burocrati l’esame va «somministrato»

L’Invalsi, decisamente, non parla come mangia. Per dire che l’esame si svolgerà alla fine dell’anno, i burocrati usano questo elegante perifrasi: «La legge del 25 ottobre 2007 n. 176 ha introdotto una prova scritta a carattere nazionale in sede di conclusione del primo ciclo di istruzione». Troppo banale dire che l’esame «va fatto» o - al limite - «sostenuto»; la traduzione in burocratese stretto dell’Invalsi è: «va somministrato». Ma guai a ironizzare sui burocrati di via Borromini. I quali tengono a sottolineare di essere «soggetti alla vigilanza del ministero della Pubblica Istruzione che individua le priorità strategiche delle quali l'Istituto tiene conto per programmare la propria attività». Ma in cosa consiste questa attività. L’elenco delle competenze dell’Invalsi è più lungo di un papiro babilonese. Al numero uno figura la funzione più delicata e strategica. I vertici dell’Invalsi hanno tentato, vanamente, di riassumerla in poche righe: «Effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell'offerta formativa delle istituzioni di istruzione e di istruzione e formazione professionale, anche nel contesto dell'apprendimento permanente; in particolare gestisce il Sistema Nazionale di Valutazione (Snv)». Seguono altri dieci punti. Sintetizzati in maniera altrettanto efficace.