I busti abbandonati alla Triennale

Non si sono mossi. Eppure, ogni momento, rischiano. I bagnanti di Giorgio De Chirico, protagonisti della «fontana metafisica» hanno trovato riparo, fin dal 1997, alla Triennale per sfuggire ad ulteriori atti di vandalismo. Ma spesso il nemico è in casa: i due busti infatti giacciono nel retro di una sala conferenze del primo piano, dove, eludendo la pur attenta sorveglianza, - recitiamo il mea culpa - non è difficile introdursi. Il profumo dell'intonaco fresco rivela recenti restauri agli ambienti, ma loro, i due bagnanti sono sempre lì, appoggiati ad una predella di legno, indegno piedistallo per due opere di quel lignaggio. Il braccio dell'uno a sfiorare i capelli dell'altro. Innumerevoli sbecchi a testimoniare qualche incidente di troppo. Così li avevamo visti nel 2003. Così li abbiamo ritrovato ieri. Con una differenza: 6 anni fa erano accatastati fra sedie rosse, ieri invece, coperti da un telo blu, circondati da scatoloni vuoti e assi di legno. La Triennale può avere ragione su un punto: gli spazi di via Alemagna sono dedicati ad esposizione temporanea e non sono un museo. Inoltre il Comune, per le due statue, ha chiesto un ricovero e non che fossero esposte, ma per una fondazione così attenta all'arte moderna e contemporanea, non v'era proprio altro modo, in tutti questi anni, di valorizzare due «ospiti» così illustri? Una buona occasione potrebbe venire dalla mostra che Nikolaos Velissiotis, direttore dell'istituto De Chirico di Volos, patria del Maestro, sta preparando per la fine dei restauri. Molte le chicche, fra cui il puzzle che De Chirico utilizzò per gli inviti all'inaugurazione della fontana. La Triennale si dichiara disposta ad ospitare l'allestimento per una settimana.