«I caccia israeliani pronti ad attaccare l’Iran»

Gerusalemme smentisce. Poco prima il vicepresidente Usa Cheney aveva ribadito: «Contro gli ayatollah aperte tutte le opzioni». Teheran: «Non temiamo le minacce»

Sarà tutto falso, come si affanna a ripetere il vice ministro della Difesa israeliano Ephraim Sneh, ma è sicuramente verosimile. Anche perché le indiscrezioni sui piani d’attacco israeliani alle installazioni nucleari iraniane si succedono da mesi. E arrivano tutte da fonti militari dello Stato ebraico. Stavolta la nuova «gola profonda», citata dal Daily Telegraph, racconta che i bombardieri israeliani mandati a sbriciolare i laboratori nucleari della Repubblica islamica sorvoleranno i cieli iracheni attraversando i corridoi aerei statunitensi. L’operazione, tutt’altro che semplice, richiede tempo e preparazione, per evitare spiacevoli e non improbabili episodi d’intercettazione «amica».
Dunque, malgrado l’attacco non sembri imminente, l’aviazione israeliana avrebbe già richiesto le necessarie autorizzazioni a Washington e preparato i piani di volo per gli F15 e gli F16 impegnati nella missione di lungo raggio.
«Dobbiamo pianificare ogni possibile eventualità, risolvere queste questioni è d’importanza cruciale», ha raccontato al Daily Telegraph un alto ufficiale dell’aviazione israeliana. La stessa fonte spiega che l’unico modo per evitare imprevisti arrivando sui cieli iraniani senza essere intercettati è «volare attraverso lo spazio aereo statunitense in Irak». Ma una mancata richiesta di autorizzazione potrebbe portare a un imprevisto scontro con i piloti americani. «Se non risolviamo questo problema, gli aerei americani e israeliani potrebbero spararsi gli uni contro gli altri».
Israele ha smentito la notizia negando qualsiasi trattativa sull’argomento. E un vice ministro della Difesa ha persino ipotizzato un tentativo di disinformazione a opera di nazioni decise a scrollarsi di dosso la responsabilità delle pressioni politiche su Teheran prospettando un’imminente azione risolutiva degli israeliani.
«È ovvio che quella richiesta non c’è mai stata», dichiara il vice ministro della Difesa, Ephraim Sneh, attribuendo il rapporto a «fonti internazionali pronte a inventare notizie sulle nostre intenzioni di attaccare l’Iran per non assumersi le proprie responsabilità». L’insinuante smentita di Sneh precede la riunione di domani a Londra dei rappresentanti dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu e della Germania (il cosiddetto 5+1) chiamati a decidere l’inasprimento delle sanzioni approvate a dicembre dal Consiglio di sicurezza. La riunione è stata preceduta dal rapporto dell’Aiea sul mancato rispetto iraniano dell’ultimatum del Consiglio di sicurezza per la cessazione delle attività di arricchimento dell’uranio.
Il vicepresidente americano, Dick Cheney, si è di nuovo rifiutato di escludere il ricorso alla forza per bloccare la corsa al nucleare della Repubblica islamica. «Sarebbe un grave errore permettere all’Iran di diventare una potenza nucleare», ha ripetuto Cheney da Sydney durante una conferenza stampa con il premier australiano John Howard. «Tutte le opzioni sono ancora sul tavolo», ha ribadito Cheney.
L’interventismo della Casa Bianca viene duramente criticato, in un articolo pubblicato sul Washington Post, dal candidato democratico alla presidenza Bill Richardson: «Attaccare l’Iran senza avere esaurito le opzioni diplomatiche sarebbe un terribile errore».
Da Teheran il ministro degli Esteri iraniano, Manoucher Mottaki, fa sapere di non temere le minacce di Cheney. «Washington non può imporre un’altra crisi ai propri contribuenti, l’attuale situazione è già troppo costosa». Dopo aver ricordato la capacità di Teheran di fronteggiare un attacco militare, Mottaqi ha sottolineato la disponibilità iraniana a una soluzione basata su «dialogo e interazione».