I caduti del monte Manfrei

Gentile signora Cascino, mi riferisco al suo articolo su Monte Manfrei pubblicato sul Giornale dell’8-1-2006.
Purtroppo i marò uccisi a Monte Manfrei sono morti due volte! La prima per mano di fratelli assassini, la seconda per i dissapori tra le varie organizzazioni che si contendono la memoria di Monte Manfrei.
A mio giudizio Lei, su questo delicato argomento, avrebbe dovuto sentire anche e soprattutto, l’Associazione della Divisione S. Marco a Milano che conserva gelosamente le Memorie della Divisione.
Il suo articolo ha alcune imprecisioni che è bene mettere in chiaro.
Mi riferisco in particolare al virgolettato «A Sassello era di stanza un reparto di 600 (seicento) marò ecc.». Impossibile. Questa era la forza di un intero battaglione che presidiava un territorio ben più vasto. Acqui il 24-4-1945 non era occupata dai partigiani ma dal nostro comando di Divisione sino al 27-4 e dal nostro 3º Btg del 6º Rgt dal 27 sera al 28 mattina. Tutti i reparti che raggiunsero Valenza entro il 28-4, in armi, passarono il Po e non si dispersero. Il 3º Btg, con aliquote del 1º Btg, raggiunsero il Po il 29-4 all’alba ed ebbero l’ordine, dal Comandante della Divisione, di cedere le armi al Cnl di Alessandria, cosa che fecero onorevolmente il 29 a mezzogiorno a Valmadonna. Nessuno di questi reparti si sbandò. Le voglio anzi dire, con orgoglio, che questi reparti il 28 mattina uscirono da Acqui, perfettamente armati e inquadrati, ufficiali in testa, cantando il loro Inno di S. Marco.
Purtroppo vi furono, per fortuna pochi reparti, condotti da meschini ufficiali, che si fidarono delle lusinghe locali di preti o partigiani che si resero prigionieri a comandi locali di partigiani. Questi reparti subirono il martirio fratricida e furono in parte massacrati. La maggior parte della Divisione si ritrovò poi prigioniera degli americani a Coltano e sopportò con coraggio ed orgoglio il duro periodo della prigionia. Queste sono le verità.
Noi, eredi dei marò vigliaccamente uccisi, chiediamo che quando si parla della S. Marco, nel bene e nel male, si raccontino i fatti come realmente avvennero e questo, ripeto, a mio giudizio, lo può meglio fare chi conosce e conserva la storia e memoria della Divisione S. Marco.
Molto cordialmente