I camalli «navigano» col governo: lotta dura contro la magistratura

La procura che ha indagato il console Batini finisce nel mirino della Compagnia unica in occasione dell’apertura della «48 del mare» a Palazzo Ducale

(...) annunciando provvedimenti particolarmente incisivi, in grado di rimettere la flotta sulla rotta giusta. A partire dalla situazione genovese, che tanto locale non è, visto che il porto della Lanterna può diventare, da ora in poi, un punto di riferimento decisivo per lo smistamento dei traffici nel Mediterraneo. I due esponenti dell’esecutivo prendono anche posizione sulla faccenda-Tirrenia, la compagnia di navigazione statale in procinto di essere privatizzata, al centro della vicenda giudiziaria in corso che ha portato all’arresto dell’ex presidente dell’Autorità portuale Giovanni Novi e, pochi giorni or sono, del console della Compagnia dei camalli Paride Batini, indagati per le procedure di assegnazione degli spazi del Terminal Multipurpose. Del clima che caratterizza le banchine genovesi s’è avuta chiara dimostrazione ieri mattina, appena prima dell’apertura dei lavori della conferenza: all’ingresso del Ducale si ritrovano i rappresentanti dei sindacalisti e dei camalli della Culmv, in testa il console, finito nel mirino della magistratura per via della somma - 1 milione e 728mila euro - stanziata ed erogata, in parte, da Palazzo San Giorgio per il periodo di lavoro straordinario prestato al Multipurpose. Nell’ambito dell’inchiesta-Multipurpose era stato arrestato a febbraio Novi, che avrebbe «favorito» indebitamente la Compagnia dei portuali, pur senza ricevere «compensi» di nessun tipo. Ebbene, Batini con una cinquantina di camalli fa volantinaggio: il capo dei portuali appare tranquillo e sorridente, ma conferma lo stato agitazione in porto. «Il problema è e resta quello del salario dei lavoratori», cioè l’indennizzo riconosciuto dall’Authority e ritenuto indebito dalla magistratura. L’importo è «a tutti gli effetti salario dei lavoratori e il mancato incasso può porre a rischio la regolare erogazione delle retribuzioni». Più tardi, proprio Scajola preciserà «che è giusto pagare gli stipendi a chi ha lavorato. Poi si vedrà se dovranno essere recuperati i soldi eventualmente dati non secondo le norme o le regole previste». Ma specificherà anche: «Ho sempre paura quando nelle inchieste giudiziarie c’è il protagonismo». Nel frattempo, al Ducale vanno a ruba i volantini in cui è disegnato un merlo nei panni di Don Abbondio, con aperta allusione all’attuale presidente di Palazzo San Giorgio, Luigi Merlo. Accanto si legge: «Il coraggio, se uno non ce l’ha, non se lo può dare». E ancora: «Caro presidente, l’aspettiamo quanto prima con i piedi per terra in porto». Alla richiesta di commentare la vignetta Batini prende in mano il secondo comunicato, quello in cui si proclama lo stato di agitazione, e indicato il passaggio: «Le agitazioni proseguiranno sinché l’Autorità portuale non erogherà, con le modalità che riterrà più opportune, l’importo dovuto sulla base di quanto a suo tempo deliberato nelle sede competenti».
Il console della Culmv e i suoi si allontanano prima dell’arrivo dei ministri Scajola e Matteoli e alla domanda del perché non li aspettino replica: «I ministri in questa storia non c’entrano niente». Nella Sala del Maggior Consiglio (e anche nei corridoi laterali) intanto, i rappresentanti del governo «entrano» nella questione pur mantenendo un rigoroso riserbo sull’intervento della magistratura. In particolare Scajola dichiara: «Ho sempre paura quando nelle inchieste giudiziarie c’è il protagonismo». Poi ribadisce la stima nei confronti di Novi (con cui si intratterrà poi a lungo, a cordiale colloquio): «Ho detto dal primo momento e lo ripeto a distanza di parecchi mesi che Novi è un galantuomo. Non lo vedo come un possibile estorsore». Prende posizione, a distanza, anche il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri: «Mentre a Roma sta per andare in scena la manifestazione pro pm, a Genova continua lo sciopero dei camalli per protestare contro la magistratura». Gasparri elogia «la protesta paziente per denunciare gli abusi di una magistratura che, colpendo Batini, mette in dubbio la legittimità delle cifre dovute ai camalli. È davvero singolare che questo attacco frontale contro la magistratura non abbia suscitato lo stesso indignato effetto nell’opposizione, pronta a scandalizzarsi se a parlare di magistratura politicizzata e atteggiamento persecutorio dei magistrati è Silvio Berlusconi». Dal canto suo Matteoli, titolare delle Infrastrutture ma anche risoluto a mantenere le deleghe su porti e comparto marittimo, spiega: «Se c’è la necessità di esaminare la possibilità di aiutare un porto, noi lo facciamo sicuramente, ma a prescindere dall’intervento della magistratura». E lo dice rispondendo alla richiesta di aiuto del presidente Merlo che si rivolge anche ai parlamentari liguri per chiedere un sostegno allo scalo, sostanzialmente bloccato a causa dell’inchiesta della procura sulle concessioni. «Per mia abitudine - aggiunge Matteoli - quando interviene la magistratura non commento mai, chiunque sia colui che viene implicato».
Più deciso il ministro delle Infrastrutture, in piena sintonia con il «collega e amico Scajola», quando si tratta di parlare di Tirrenia, in linea del resto col messaggio del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che viene letto e applaudito nel corso dell’incontro: «Il governo è dalla parte degli armatori nel voler porre fine alla concorrenza sleale della Tirrenia». Musica per le orecchie di Nicola Coccia, al vertice di Confitarma, che definisce la sopravvivenza della compagnia di navigazione «un grande paradosso». Nel pomeriggio molti consensi ottiene il senatore Luigi Grillo, Pdl, presidente della Commissione Infrastrutture di Palazzo Madama, secondo cui «la settimana prossima ci sarà l’avvio della discussione per la riforma della legislazione portuale. È proprio la scarsa chiarezza della normativa - sottolinea il senatore - che attira le iniziative della magistratura». Sull’autonomia finanziaria dei porti, infine, lo stesso Grillo ribadisce che «non si tratta di un problema di quantità di risorse finanziarie, ma di adeguata programmazione degli interventi, anche dal punto di vista dei finanziamenti».