I camion «verdi» ci sono, mancano le norme

Il veicolo è offerto in un’infinita serie di combinazioni. Più accoglienti le cabine. Lo stile ricorda New Stralis

Volvo Trucks è in prima fila nello sviluppo di alimentazioni alternative in un settore molto più problematico rispetto a quello delle auto. Sette sono i camion «laboratorio», funzionanti e collaudati, che la casa svedese è pronta a mettere in produzione dopo il primo FE ibrido, diesel più motore elettrico, che verrà commercializzato entro il 2009, ma che, in relazione alla portata contenuta, sarà destinato ad un uso in aree circoscritte. La maggior parte del Co2 viene però prodotta dai trasporti su lunghe distanze e l’uso di biocarburanti deve assolutamente essere sempre più diffuso anche su mezzi di portata superiore. La realizzazione dei sette veicoli sperimentali, ha permesso a Volvo di comparare i diversi combustibili dal punto di vista tecnico, inquadrandoli nel contesto politico, economico e industriale. Sotto il profilo tecnico biodiesel, diesel sintetico, dimetilestere, metanolo, etanolo, biogas, oltre ai «blend» biodiesel/biogas e idrogeno/biogas, sono tutti utilizzabili con modifiche più o meno importanti agli attuali propulsori a gasolio, e gli interventi tecnici necessari inciderebbero soltanto marginalmente sul costo finale di un truck. Di ben altre proporzioni sono i costi legati a reperimento, produzione e distribuzione di questi carburanti. Un litro di miscela biogas/idrogeno, per esempio, può infatti arrivare a costare il 170% in più (tasse escluse, calcolato su un prezzo del petrolio di 90 dollari il barile) di un litro di gasolio convenzionale. Si abbassano inoltre le autonomie, decisive sulle lunghe percorrenze, perché il rendimento energetico diminuisce in tutti i casi rispetto al gasolio, scendendo, rispetto al 35% di quest’ultimo fino al 15% dell’etanolo. Il messaggio che giunge da Volvo è chiaro: l’industria è pronta, adesso tocca ai poteri forti dare direttive chiare sui carburanti del futuro.