I campi nomadi? Tutti oltre il raccordo

Colpo di spugna su sette insediamenti rom abusivi. Gli agenti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, diretti da Raffaele Clemente, due giorni fa hanno sgomberato gli accampamenti sorti nella zona di Acilia, nelle vicinanze della fermata ferroviaria «Torricola».
Le ruspe hanno reso inservibili i manufatti, proprio mentre i poliziotti erano impegnati a identificare sette romeni, due dei quali in serata sono stati accompagnati all’ufficio immigrazione, diretto da Maurizio Improta.
La questione nomadi va avanti e si cerca di affrontarla su diversi tavoli, a livello locale e nazionale. Ieri il prefetto Carlo Mosca ha detto chiaramente che il suo ufficio entra in gioco proprio ora che è stato ultimato il censimento all’interno delle baraccopoli della capitale. «Abbiamo assunto l’impegno di progettare la seconda fase e quella successiva - ha spiegato Mosca -. È necessario adesso, anche attraverso il conferimento di risorse adeguate, garantire a tutti coloro che vivono nei campi abusivi di essere sistemati in quelli autorizzati. Questi insediamenti però vanno attrezzati con i servizi essenziali per soddisfare i bisogni primari».
Non è della stessa idea Ludovico Todini, consigliere comunale del PdL e membro della commissione Sicurezza, che chiede una virata rispetto al passato. «La fase due non può rappresentare un ulteriore aggravio di spesa per i contribuenti - ha sottolineato Todini -. Portare le utenze, i servizi igienici e la raccolta rifiuti nei campi, significa procedere a strutturare villaggi attrezzati, che non si può pensare siano gratuiti, altrimenti assisteremo a un overbooking dei villaggi stessi. Inoltre non sarebbe neanche una novità rispetto alla fallimentare politica veltroniana». Per il consigliere del PdL è necessario prevedere la contribuzione degli ospiti a copertura delle spese primarie dei villaggi, come già avviene in altri Paesi Europei. «Integrazione vuol dire stessi diritti ma anche doveri - conclude Todini - al pari di un qualunque cittadino romano che non arriva a fine mese».
Per favorire l’ingresso dei bambini rom nelle scuole il Campidoglio sta pensando a corsi di formazione prescolastica da tenere direttamente nei campi. «Così si coinvolgono le loro famiglie - spiega l’assessore alla Scuola, Laura Marsilio -. Sarebbero la giusta soluzione per evitare discriminazioni in classe e sarebbero sicuramente più utili del servizio con i pulmini comunali, spesso vuoti, che prelevano i bambini in modo forzato dai campi».
L’ipotesi paventata in questi giorni dal sindaco Gianni Alemanno di trasferire fuori del Grande raccordo anulare i campi nomadi della capitale, invece, ha sollevato la perplessità dei «colleghi». In una lettera indirizzata proprio ad Alemanno, il primo cittadino di Tivoli, Giuseppe Baisi, boccia l’idea. «L’amministrazione di Tivoli è contraria - scrive Baisi - lo abbiamo affermato già lo scorso anno in merito all’ipotesi di realizzazione di quattro grandi strutture, una per ogni quadrante della Provincia, fuori dal raccordo. Lo spostamento dei campi nomadi lontano dai centri abitati di Roma non farebbe altro che trasferire all’hinterland i problemi di convivenza e di integrazione sociale attualmente esistenti». «Bisogna risolvere l’emergenza attraverso un processo di coinvolgimento e di partecipazione di tutti gli enti e le istituzioni interessate - conclude Baisi - a partire dalla Provincia, dai comuni dell’hinterland, dalla questura e dalla Prefettura, per affrontare con un metodo condiviso i programmi da adottare e le decisioni da prendere».