I cancellieri dei tribunali pagati per fare rafting

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Cancellieri dei tribunali, la vostra vita può cambiare. Basta pratiche polverose, cittadini infuriati, stipendi leggeri e poche soddisfazioni. Ora le ambizioni più profonde si coltivano imparando a intrecciare corde di canapa e a farle scivolare nelle carrucole per costruire ponti tibetani e quindi attraversarli. Oppure, compiendo avvincenti discese di rafting in gommone stretti agli amati colleghi. Tutti a remare tra scogli e rapide cavalcando l’impetuosa corrente dei torrenti. Giro di caffè e sarà l’ora dello spasso agreste: ci si benda a vicenda per la lezione di orienteering negli ameni prati. Infine, emozionati racconterete l’esperienza. In aula per l’ora del debriefing e follow up sino agli esercizi di team building e problem solving. Ovviamente il tutto pagato dal ministero che vi considererà in missione. Insomma, che volere di più? In barba a carenze di carta igienica, fotocopiatrici e personale, con processi civili che durano mezzo secolo, il ministero della Giustizia ha così deciso di impartire la svolta decisiva. Di quelle che a breve entreranno nella storia. Il «signori si cambia» anche stavolta è arrivato dal Tribunale di Milano. Qui è stato organizzato per direttori di cancelleria, cancellieri, subalterni e affini, il corso di «Comunicazione interpersonale e lavoro di gruppo». Divisi in due squadrette, quaranta arditi sono appena rientrati entusiasti da Castiglione delle Stiviere. I capi delle cancellerie delle sezioni civili e penali, i capi personale sino al responsabile del casellario giudiziale. Lì «in un contesto isolato ed estraneo all’ambiente lavorativo», come recita la dettagliata circolare della Corte d’Appello di Milano, la scuola di formazione del personale per i minorenni ha accolto e sfamato per tre giorni i nostri prodi cancellieri trasformandoli in intrepidi canoisti. Tanto che si vuole già bissare. Cercansi altri 40 candidati. E attenzione, non si scherza: «L’attività si svolgerà in attrezzati boschi con qualsiasi condizione meteorologica». Alluvioni, frane e terremoti compresi.
Qualche dubbio si potrebbe avanzare sugli obiettivi. Troppo ambiziosi. Leggiamo: «Rafforzare l’assunzione di ruolo da parte dei partecipanti». E fin qui... Poi, testuale, «sviluppare una maggiore capacità di ascolto e dialogo», quindi «costruire un gruppo di lavoro» per «migliorare la capacità di gestire le relazioni, sia tra i diversi settori di un medesimo ufficio che quelle tra diversi uffici». Insomma, per farla breve: se chiama la collega del penale o bussa un cittadino alla porta non bisogna mandarli a quel paese ma collaborare.
L’obiettivo insomma è in grande stile. «Sviluppare una nuova cultura di condivisione delle informazioni e migliorare il trasferimento delle conoscenze». Insomma, una riforma culturale da nuovo millennio contro burocrazia e grigiori. Ovviamente servono nuovi strumenti di apprendimento. E dal cilindro magico viene così «individuata come più idonea la metodologia esperienziale outdoor». Raggiungere il dente di una splendida cascata appesi alle funi di un ponte tibetano sino poi a calarsi, magari, nelle limpide acque. Se poi qualche cancelliere fosse timido, in sovvrappeso o sofferente di vertigini, sarà subito zittito. Si è già «tenuto conto dei destinatari - si legge sempre nella circolare - e ovviamente sono state individuate esperienze poco impegnative». Ma allora a che servono se non impegnano? Mistero.
Dal documento si capisce anche che ai piani alti del Tribunale si muove qualche preoccupazione sulla tenuta della salute degli arditi cancellieri. E se magari qualcuno si prende un raffredore? La circolare non lesina amorosi consigli. Visto che «l’attività fisica è da svolgersi all’aperto, sarà opportuno che i partecipanti si attengano all’abbigliamento “a cipolla” (vari strati di diversa pesantezza) composto da: pantaloni che permettano di effettuare movimenti liberi; pile o felpa; scarpe da ginnastica con suola a carrarmato; giacca a vento e un foulard (necessario)».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it