I candidati di SuDario spaventano il Pd «Questa è eutanasia»

RomaListe «deboli», candidati «di scarso appeal», uso burocratico del «bilancino» tra le correnti. Nelle file del Pd scarseggia l’entusiasmo per le candidature elettorali varate ieri dalla direzione, su proposta del segretario Dario Franceschini.
«Hai visto le liste? Questa si chiama eutanasia», si sfogava ieri il parlamentare pugliese Francesco Boccia con un compagno di partito. Che replicava: «A questo punto il congresso è aperto, per tutti». E per capire il senso del messaggio, bastava ieri ascoltare gli scambi di chiacchiere nei diversi capannelli: i dalemiani; i mariniani; i lettiani; i veltronian-bettiniani. La campagna elettorale sarà una sorta di pre-congresso; ogni componente di prepara a contarsi e a piazzare più eletti possibile, col gioco delle tre preferenze. Un esempio? La corrente dalemiana nel Centro si concentrerà a far votare solo tre nomi: il segretario dell’Istituto Gramsci Roberto Gualtieri; la deputata uscente umbra Catiuscia Marini, pupilla della governatrice Rita Lorenzetti; l’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici. Con buona pace del mezzobusto Tg1 David Sassoli, candidato capolista in quota Ppi-Franceschini nonostante i suoi trascorsi fassiniani (ai tempi della segreteria Fassino) e veltroniani (ai tempi della segreteria Veltroni).
Ognuno, insomma, lavorerà per sé, e subito dopo le elezioni, a seconda del risultato, si accelererà il redde rationem interno, con in palio la segreteria.
La scelta di Franceschini di non candidare i big che ricoprono ruoli di governo e amministrazione, e che muovono voti, è stata percorsa fino in fondo, con l’unica eccezione del sindaco di Gela Crocetta, ex Pdci. Una scelta che, al di là delle motivazioni etiche («Non dobbiamo fare come Berlusconi e presentare candidati che poi dovrebbero dimettersi subito», ha ripetuto in tutte le salse Franceschini), serviva anche a impedire una candidatura giudicata imbarazzante, quella di Antonio Bassolino. Ma ha lasciato l’amaro in bocca a molti, cui ora sarà più difficile chiedere un impegno a tempo pieno in campagna elettorale: dalla governatrice piemontese Mercedes Bresso al sindaco di Padova Flavio Zanonato a quello di Bari Michele Emiliano. Che si è vendicato annunciando che sua madre voterà Sinistra e Libertà, la lista capeggiata da Nichi Vendola che rischia di drenare molti consensi al Pd nel feudo dalemiano della Puglia. Ieri Emiliano ha disertato la riunione di direzione, e i parlamentari pugliesi del Pd hanno sottoscritto una dichiarazione critica sulla testa di lista scelta per il Sud, capeggiata dal dalemiano De Castro, ex ministro di Prodi.
Per riempire i vuoti creati dalla draconiana regola, il leader del Pd si è ingegnato a cercare nomi di spicco, ma gli è toccato incassare molti rifiuti: da Stefano Rodotà a Ignazio Marino; da Roberto Saviano a Luciano Violante; da Marco Follini a Franco Marini. E ancora: Umberto Veronesi, Piero Fassino, Francesco Casavola, Andrea Riccardi, Renato Soru. Per non parlare del plateale scontro che ha portato all’autoesclusione di un pezzo da novanta come Goffredo Bettini. Una quaresima.
Il buco a Nordest, ad esempio, si è riempito solo all’ultimo istante: lunedì a mezzogiorno, dopo una sfilza di no grazie, a Franceschini è venuto in mente il nome di Luigi Berlinguer. Ex ministro, cugino del più famoso Enrico, nome evocativo per gli ex comunisti (che in verità a Nordest non è che abbondino, Emilia a parte). E soprattutto l’unico disposto ad accettare il sacrificio di fare il capolista per il Pd. Seguono il ds bolognese Caronna e l’udinese Debora Serracchiani, diventata famosa grazie ad un intervento di dura critica alle incertezze di linea del Pd pronunciato due mesi fa davanti a Franceschini. «Ma chi è questa?», chiese lui, un po’ irritato per la requisitoria della sconosciuta militante. Oggi è candidata di punta alle Europee. A Nordovest Cofferati è seguito da due navigati ex Ppi, Patrizia Toia e Gianluca Susta. Al Centro ci sono Sassoli, Domenici e Silvia Costa. Nel Sud De Castro, Rosaria Capacchione (del Mattino) e Gianni Pittella (di D’Alema); nelle Isole la Borsellino e la sarda Francesca Barracciu.