I cani scorrazzano fra le tombe «E c’è anche chi ruba i fiori»

La stretta via della Santissima Trinità porta dritta al cimitero Palmaro di Prà. Basta fermarsi davanti all'ingresso principale e ascoltare i commenti dei parenti dei defunti, per capire in che stato versa questo campo santo. Eppure l'impatto che si ha nell'entrare, non è così negativo.
Per questa struttura - composta da quattro campi comuni, un campo fanciulli, un campo religioso, diciannove file di colombari, otto ossari, tombe di famiglia, cappelle, una galleria e il monumento ai caduti -, il giudizio dei pegliesi è unanime: «Troppi problemi. E pur se piccoli, condizionano negativamente il funzionamento del nostro cimitero». È un fiume di critiche quello che scorre lungo i viali del cimitero in via Santissima Trinità (piazza Palmaro). A partire dall'ordine e dalla pulizia. Questa volta il soggetto principale non è l'erba incolta (pur essendo visibile in alcune zone), ma i cani liberi di circolare tranquillamente. «Sporcano - tuonano, alcuni residenti della zona -. Fanno i bisogni dove vogliono e soprattutto nessuno pulisce. Se non se ne preoccupano i padroni, allora lo facciano i custodi. Perché non dovrebbero permettere di farli entrare. C'è tanto di cartello all'ingresso. Ma nessuno rispetta il divieto. Tanto non sono loro a pulire».
E le polemiche continuano. Mancano le scope, i rastrelli e anche i raccoglitori e spesso spariscono anche i fiori. «Rubano, e non soltanto i fiori, anche dell'altro. Del resto senza controllo e un'adeguata vigilanza, nessuno può impedire che queste cose accadano - chiariscono Anna e Myriam, abituali visitatrici del cimitero -. Spendiamo tanti di quei soldi in fiori e poi li rubano». Qualcuno però una lancia a favore dei custodi, la spezza. «Non è vero che qui se ne fregano tutti - osserva Gian Marco -. I custodi fanno quello che possono. Certo ci sono delle carenze ma non sono poi così gravi. Il cimitero resta aperto tutti i giorni, di abbandono non si può parlare».
Chi parla invece di poca cura nel fare le cose è Francesca, che denuncia episodi gravi: «Durante le esumazioni, è successo di vedere nella terra di riporto, delle ossa e dei capelli. È capitato già un paio di volte. È chiaro può succedere e nessuno credo lo faccia apposta. Ma certe cose meritano attenzione».
Qualcun altro accusa la cattiva gestione della cripta, spesso chiusa. C'è poi chi lamenta la situazione dei bagni pubblici: inesistenti; ma ben posizionati fuori del cancello. Moderni nell'aspetto hanno funzionato solo per qualche mese. Poi un lucchetto e una grata hanno bloccato definitivamente l'apertura. Peccato poi che chi li ha costruiti (o meglio posizionati), non si è accorto di aver nascosto la targa in marmo che porta il nome della via. Poco importa, il Comune ha provveduto a sistemarne un'altra proprio lì accanto. «E invece per i bagni quanto dobbiamo aspettare ancora?».