I cantieri utili non fanno perdere voti

Gli sviluppi chiassosi e concitati della vicenda che riguarda la realizzazione del parcheggio sotto la Darsena e la regolamentazione della sosta nella zona dei Navigli pongono, in estrema sintesi, un problema di democrazia. Sto esagerando? Non credo, se si concorda sulla concezione del metodo democratico come insieme di regole per manifestare e organizzare il consenso in modo da governare, cioè decidere di conseguenza. Regole scritte, accettate e riconosciute.
Per questo, nel nostro caso, i cittadini eleggono i consigli di zona, il consiglio comunale, il sindaco. Dunque se, fuori da quelle regole, ogni decisione dell'amministrazione può essere bloccata da un imprecisato numero di non identificati «cittadini» che si dicono contrari (mentre nessuno conta mai i favorevoli) è evidente che salta il sistema della rappresentanza che è la base della democrazia e diventa impossibile il governo della città.
Tanto più che spesso si contrastano provvedimenti appena orecchiati o addirittura sconosciuti nel merito. Prendiamo il caso della cosiddetta pedonalizzazione dei Navigli. Qualcuno ha immaginato un cantiere «monstrum» che avrebbe sconvolto per anni la zona. Invece si tratta, per ora, soltanto di tracciare le solite strisce gialle e blu e di fare cinque buchi per installare altrettanti pilomat, quei paracarri metallici a scomparsa che regolano l'accesso con un telecomando. In cosa consisterebbe, dunque, l'insopportabile disagio? (...)