I CAPRICCI DEL PROFESSORE

Tutti gli uomini di Prodi litigano senza sosta ma sono d’accordo almeno su un punto: Prodi non è un prode. Sì, bofonchia minacce indecifrabili, ma poi scappa e nessuno capisce che cosa stava dicendo. Del resto è uno che con aria terrea e profetica può annunciare come niente che «Oggi è giovedì». O che «Si sono già fatte le cinque e un quarto». Se poi lo avvertono che quell’aggeggio di fronte è una telecamera, allora sibila dei «gravisssssssimo» che riescono soltanto a lui e ai serpenti di Walt Disney. Dire che ha paura dei duelli è poco: ha paura di qualsiasi entità animata o inanimata che incroci i suoi occhi.
Ieri, dopo uno dei suoi preoccupanti collassi fonetici, ha rifiutato a gesti il duello da uomo a uomo con Berlusconi in tv. Berlusconi ha risposto con comprensione che lui rispetta Prodi, che gli fa tenerezza e anzi gli vuol dare l’indirizzo del suo otorino, ma che lui Berlusconi andrà davanti alle telecamere in ogni caso perché la gente ha diritto di sapere dai candidati premier, possibilmente a confronto, il motivo per cui chiedono il voto.
Non l’avesse mai detto: è partito tutto un azzeccagarbuglismo burocratico appiccicoso di dichiarazioni da cui si capisce solo che i padrini di Prodi, vista la fuga del loro campione, vorrebbero impedire di presentarsi in tv anche a Berlusconi: un balletto fra il Presidente (di garanzia) della Rai Claudio Petruccioli e il Presidente (di garanzia) della Vigilanza Rai Paolo Gentiloni. Per esser chiari: l’espressione «di garanzia» vuol dire che sono due personalità della sinistra elette dalla destra per garantire sia la sinistra che la destra. Una squisita cortesia che la sinistra, quando era al governo, col cavolo che concesse all’opposizione. «Di garanzia», però, vuol dire di garanzia: e cioè che garantisce tutti in egual misura. Invece ieri si è svolto questo balletto fra Gentiloni e Petruccioli da cui si capisce solo che stanno architettando un papocchio con cui fregare gli italiani e impedir loro di vedere non soltanto il confronto, cosa inevitabile finché Prodi scappa, ma anche negando a Berlusconi, che non scappa, il suo diritto di informare gli elettori. Ora, noi già avevamo suggerito ieri l’altro a Gentiloni di dimettersi dopo essersi improvvisato allenatore di Oliviero Diliberto al quale ha spiegato perché non gli conviene politicamente andare a duellare con Berlusconi. Dopo Diliberto, adesso il Gentiloni di garanzia garantisce le bizze di Prodi che picchia i pugni per terra e tira fuori pretesti alla maniera di Pinocchio. L’ultima è questa. Dice: va bene, mi batterò con Berlusconi se però lui rinuncia alla conferenza stampa finale come Presidente del Consiglio. Che figura: quello della conferenza finale è un diritto del Presidente del Consiglio in carica, come lo è quello di andare in visita ufficiale al Congresso degli Stati Uniti d’America e farsi vedere dai concittadini, anche traendone un vantaggio elettorale perché si tratta di un vantaggio legittimo.
Prodi finge di non capire e cerca di scippare un diritto altrui per nascondere le sue incapacità. Ogni giorno ne inventa una: prima rifiuta di adattarsi alle regole stabilite dalla apposita Commissione di Vigilanza perché non gli piacciono le regole di garanzia così come a Pinocchio non piaceva la medicina. Arrivato alla stretta finale Prodi è colto da nausea e come Pinocchio scalcia e piange: non vuole la medicina, non vuole le regole, non vuole la conferenza di Berlusconi, non vuole il duello e neanche la sciarpa di lana perché dice che lo soffoca. Un disastro. Però vorrebbe tanto essere eletto premier fra un mese e fa un sacco, veramente un sacco, di capricci. Ora, in tutta franchezza: che cosa avrebbe fatto di male questo Paese per meritarselo?