I carabinieri: la nazionale di Lippi convocata con i «consulenti»

Un’informativa mette a fuoco il ruolo del ct nella vicenda della gestione «anomala» della squadra azzurra. Nel mirino i contatti con Moggi e con la Gea attraverso il figlio Davide

Massimo Malpica

«Su di me c’è un gioco al massacro», sospira Marcello Lippi, Ct della nazionale. Il mister smentisce tutto: il rapporto con la Gea tramite il figlio Davide, il canale diretto con Luciano Moggi, i «suggerimenti» alla formazione e alle convocazioni incassati dal Dg bianconero, la piena consapevolezza di come funzionavano certe cose in serie A. Ma per i carabinieri le «evidenze» riportate nell’informativa per i pm di Napoli sembrano smentirlo. Vediamo perché.
LIPPI CHIEDE A MOGGI
DUE AUTO A BUON PREZZO
È il 23 maggio del 2005. Lippi chiama Moggi. Suo figlio, collaboratore della Gea e «gestore» del padre (secondo gli inquirenti) vuole una Lancia Musa. Moggi risponde che può fargli avere il 23 per cento di sconto. La scena si ripete un mese dopo. Lippi ritelefona al Dg bianconero e chiede se ha avuto notizie dal concessionario Fiat di Torino che solitamente «garantisce» alla Juventus gli stock di auto a prezzo scontato; ha bisogno di un’altra macchina per la figlia. Moggi: «Ordinala, non ci sono problemi».
E MARCELLO
SI DISPIACE
È il 17 novembre 2004. A Messina è in programma Italia-Finlandia. Luciano Moggi diserta la partita perché ha problemi con una storia di «pomate e doping». Della questione viene a conoscenza anche il Ct azzurro perché Innocenzo Mazzini, numero due di Carraro, proprio da Messina chiama Lucianone a cui poi passa Lippi. Moggi: «Marcello? Ti lascio solo oggi». Lippi: «Guarda, sei un parolaio!(...)». Moggi: «Ho avuto un problema... te lo posso dì a voce, una cazzata che devo bloccare sul nascere».
CARRARO DETTA
L’ATTACCO DELL’ITALIA
Stando ai militari dell’Arma la formazione dell’Italia non è solo farina del sacco di Lippi. «L’elevata capacità di Moggi di incidere nella gestione della Nazionale - si legge nell’informativa - emerge da una sequela di contatti intercorsi tra 12 e 13 ottobre 2004 in cui il dg bianconero viene contattato da Carraro che gli chiede di intervenire sul Ct Lippi affinché schieri una determinata formazione». I carabinieri non hanno dubbi: Moggi detta legge «anche grazie a una certa subalternità del Lippi nei suoi confronti». Una relazione che ha radici nel passato rapporto tra Lippi e la Juve, oltre che nel «legame che unisce il figlio Davide con la Gea in cui risulta pienamente integrato». Risultato: per i carabinieri Lucianone «incide in maniera determinante sulle convocazioni».
LA SCUDERIA GEA
ANTICAMERA AZZURRA
Questo controllo della «cupola del calcio» sulla nazionale, secondo gli inquirenti, «genera una originaria e favorevole predisposizione da parte del Ct azzurro nei confronti dei calciatori segnalati da Moggi e sponsorizzati Gea (Giorgio Chiellini, ndr), in modo da promuoverne l’immagine, aumentandone la visibilità e quindi la quotazione di mercato. Tale predisposizione si estrinseca anche - continua il documento - nel non convocare quei calciatori facenti parte della rosa bianconera (Del Piero, ndr), sempre segnalati da Moggi, per non incidere sulle condizioni fisiche dei medesimi e poi eventualmente pregiudicarne il loro impiego nella squadra di club». Alla vigilia di Italia-Bielorussia, Moggi dice a Carraro: «Lippi non lo mandate allo sbaraglio, qualcuno ci deve parlà, perché quand’è fuori così poi gli viene l’idea di fare prove. Per esempio quella di Esposito. Io gliel’ho detto: Marcello, può essere l’attacco della Nazionale Gilardino-Esposito? Non esiste (...) Domani gli ho detto di fare il discorso di Gilardino-Totti (...). Gli ho fatto parlare anche da Capello, gli ho fatto spiegare le caratteristiche (di Totti, ndr). È tre-quattro giorni che gli sto alle calcagna, domattina arrivo lì, sto con lui». Il giorno dopo, in una chiacchierata con Mazzini, Moggi ripete che Carraro gli ha raccomandato di stare «appresso alla Nazionale». E che «domani vedrai che verrà fuori un’altra squadra. Una squadra più massiccia, di più personalità». Qualche indicazione sui nomi? «L’attacco deve essere Gilardino-Totti, e non altri. E poi, dopo, dietro, gli manca...». Mazzini: «Il tuo non lo mette?». Moggi: «Il mio non lo mette. Deve mette Materazzi».
CON MOGGI CANNAVARO
È AZZURRO GARANTITO
Il Dg bianconero vanta la sua influenza sulla Nazionale con il procuratore di Cannavaro, Enrico Fedele, che si lamenta per l’assenza del difensore con la Bielorussia. Moggi: «Ha fatto una partita, a distanza di due giorni non può fare un’altra partita. Non è più nell’Inter, deve attenersi a quello che gli dico io, perché qui si fa in un’altra maniera». Fedele insiste: c’è rimasto male. «Ma chi se ne fotte - taglia corto Moggi - tanto chi glielo leva il posto da titolare nella Nazionale, fino a che c’è il fiato nostro non ci so’ problemi».
TU FUORI, TU IN PANCA:
DECIDE LUCIANO
Prima di Italia-Bielorussia Buffon si lamenta dei nuovi palloni. Giraudo sbotta: «Ma Buffon che parla a ruota libera...». E Moggi: «Gli ho detto, guarda, ti hanno insegnato a farti i cazzi tuoi? E a far il mestiere tuo? Cerca di farlo!». Giraudo: «Bravo. Senti, e Camoranesi cos’ha? Niente?». Moggi: «Be’ Camoranesi ha un po’ il ginocchio gonfio, gli ho detto a Marcello, e gli ho detto anche di...». Giraudo: «...di Cannavaro?». Moggi: «Sì, esatto. Di non farlo giocare, lo mette in panchina, perché sai, lui è appena rientrato, sennò va a finì che la Nazionale ce li manda tutti mezzi. E poi, Zambrotta, di fargli fa un tempo!».
SPOGLIATOI OFF LIMITS
«LUCKY» SI INFURIA
A Parma finisce 4-3 per l’Italia, Moggi va negli spogliatoi ma viene «respinto» dalla sicurezza. Lui è furioso, Mazzini mortificato. «È una cretinata che non passa - urla Lucianone - perché a me, se Carraro non mi rompeva i coglioni, oppure se non c’eri te, io me ne fottevo di veni’ alla Nazionale». Anche Lippi chiama Lucianone e chiede come mai non l’hanno fatto entrare. Moggi si è calmato: «Lasciamo perde». Lippi gli chiede dei chiarimenti con Cannavaro, il Dg juventino gli racconta dell’«incidente» con Fedele ma chiude conciliante: «A fine partita era soddisfatto». Lippi concorda: «Ma io comunque gli avevo detto ancora prima di fare le convocazioni, guarda ti faccio fa’ la prima...».
DEL PIERO
A RIPOSO
È il 18 marzo. Lippi chiama Moggi: «Mi dicevi di Del Piero?». Moggi gli spiega che la Juve a fine campionato ha una tournée in Giappone, incentrata sulla presenza della «star» Del Piero. Il giocatore dovrà dunque saltare la convocazione estiva della Nazionale. Lippi capisce al volo dove va a parare Lucianone: «Cioè te dici che se io non lo convoco né ora né in quella, è giustificata la non-convocazione?». Moggi concorda. Lippi aggiunge: «Non pensavo di chiamarlo ora, e nemmeno quella di giugno (...) però (...) metti che si fanno male sette attaccanti...». Moggi è lapidario: «Cominciamo così, poi dopo se si fanno male gli attaccanti, pazienza...».
LIPPI JR A BLASI:
«TI RACCOMANDO IO»
Stefano Antonelli, ex procuratore del giocatore della Juve Manuele Blasi, racconta agli inquirenti che il giocatore «gli ha riferito che durante un ritiro della nazionale a Coverciano, Lippi Davide gli aveva prospettato che la Nazionale poteva essere per lui un traguardo sicuro e costante solo se passava nuovamente nella gestione Gea in quanto suo padre era allenatore della stessa nazionale e aveva comunque un occhio di riguardo per i giocatori Gea».
IL J’ACCUSE
DI BALDINI
Sul «doppio ruolo» di Davide Lippi l’ex dirigente romanista Franco Baldini non è tenero: «La circostanza che vede il figlio del Ct della nazionale italiana, agente di calciatori legato alla Gea, potrebbe costituire un ulteriore motivo di discriminazione per la carriera di calciatori e un ulteriore elemento di distorsione delle regole del mercato, potendo questi eventualmente ottenere l'intercessione del padre».