I carabinieri recuperano opere d’arte trafugate per 3,3 milioni

Due giorni fa la medaglia d’oro al merito della cultura per il 194° anniversario dell’Arma e ieri, a conferma dell’impegno e valore dei Carabinieri, l’ennesimo recupero di opere d’arte che sul mercato potrebbero valere 3,3 milioni. Duemila reperti antichi, alcuni molto grandi, e 1500 frammenti esposti nella sede di via Anicia, fra i quali un preziosissimo tassello della Kylix attica a figure rosse del V sec. a.C., opera di Eufronio e Onesimos, sul quale si appunta la curiosità di tutti. Scavata negli anni ’80, immessa in frammenti sul mercato internazionale, ricomposta dal Getty Museum di Malibu, fu restituita all’Italia nel 1999. Incontestabile la dedica in etrusco a Ercole. «È lei senza ombra di dubbio», afferma Anna Maria Moretti ripercorrendo la storia rocambolesca dell’opera ora visibile nella mostra Nostoi a Palazzo Fontana di Trevi. Un pezzo frammentato e ricostruito per metà, ma «che continua a crescere», premiando la tenacia degli studiosi e degli archeologi. Avventurosa anche la storia del ritrovamento fortuito nel novembre scorso a opera di due volontari in località Sant'Antonio a Cerveteri. Forse una messa in scena per ottenere una ricompensa. Non ha retto però alle indagini dei Carabinieri che nelle case dei due hanno rinvenuto migliaia di reperti archeologi, di monili e monete, in gran parte scavati a Cerveteri, ma anche in Campania e in altre regioni del Sud. È la conclusione dell’operazione «Eufronio 2», precisa il comandante del reparto operativo Carabinieri tutela patrimonio culturale ten. col. Raffaele Mancino, che inanella i dati di un’altra impresa di successo, denominata «Rutuli», dal nome dell'antica popolazione che abitava la zona fra Ardea, Lavinio, Satrico e Anzio. «Un’area particolarmente sensibile dal punto di vista archeologico - dice la soprintendente per l’Etruria Meridionale Marina Sapelli Ragni -. Allo sbocco del fiume Incastro verso il mare si sta scavando un tempio». Iniziate sei mesi fa le indagini hanno interessato in particolare i proprietari di un’azienda agricola fra Ardea e Aprilia, in tutto 9 persone, che più che di agricoltura si occupavano di saccheggiare il territorio. Migliaia i pezzi rotrovati, dall'VIII sec. a.C. al I d.C., fra i quali spicca una grande statua femminile assisa in trono di terracotta. E vasi, statuine, punte di lancia, pesi, lucerne, lacrimatoi, anforette, specchi in bronzo e una cinquantina di mascherine votive fittili di occhi, naso, labbra (del IV-II sec. a.C.) che fanno pensare alla presenza di un santuario. La terza operazione, «Fortuna», ha intercettato un traffico internazionale di reperti archeologici collegato con un'importante galleria d'arte svizzera. Coinvolto il noto trafficante d'arte Gianfranco Becchina, un professionista romano e la moglie che in casa conservavano angeli in legno dipinti del ’600 rubati a Sondrio, un bronzetto trafugato in provincia di Chieti e uno splendido cratere apulo con scena donisiaca.