I carabinieri setacciano la Federcalcio

Caso Gea: la Procura indaga sulle pressioni fatte a Lippi. E in Figc si ipotizza addirittura la Juventus in C2

Marcello Di Dio

da Roma

Il Palazzo trema ancora. Anzi stavolta traballa. Con un commissariamento ormai alle porte. Il blitz, che sembra più una visita molto discreta, dei carabinieri nelle sedi della Federcalcio in via Allegri, dell’ufficio indagini in via Po e dell’Aia - l’associazione arbitri - in via Tevere, è il leit motiv capitolino della giornata più drammatica del calcio. Tanto che qualcuno ipotizza che l’ultima giornata di campionato possa essere annullata.
Non sarà così. Le macchine fotocopiatrici dei vari uffici lavorano a getto continuo, alcuni ragazzini gridano: «Moggi, videochiamaci» e qualche tifoso arrabbiato urla: «Andate tutti in miniera». Centinaia i documenti acquisiti, soprattutto negli uffici dell’Aia. In tre ore - tra le 15 e le 18 - i militari del nucleo operativo di Roma acquisiscono referti arbitrali delle partite del campionato 2004/2005, valutazioni degli osservatori sui fischietti con l’elenco degli incontri da loro diretti, atti delle griglie dalle quali venivano sorteggiati gli accoppiamenti gare-arbitri, con riferimento ad alcuni direttori di gara delle più importanti sfide di quel torneo. Il sospetto fondato, che è quasi una certezza per i pm di Napoli, è che i referti siano stati alterati e che ci sia stato qualcosa di strano anche nei sorteggi settimanali. Manfredi Martino, il giovane segretario della Can finito nelle intercettazioni telefoniche della Procura di Torino e già ascoltato dai magistrati dell’ufficio indagini, viene portato nelle sede del nucleo operativo, dove firma i verbali dell’acquisizione degli atti, ma viene anche ascoltato come persona informata dei fatti.
In mattinata i carabinieri avevano anche messo le mani su documenti riguardanti le riunioni dei consigli federali della stagione 2004/2005, oltre che sui verbali delle elezioni dei vertici della Figc. La consegna delle notifiche per gli iscritti al registro degli indagati parte proprio da via Allegri: il segretario Ghirelli riceve l’avviso di comparizione nel suo ufficio al quinto piano, mentre i militari consegnano l’avviso di garanzia previsto per Carraro a una persona di sua fiducia, visto che non riescono a incontrare il presidente dimissionario della Figc nè in via Allegri, nè nella sua villa in ristrutturazione al Gianicolo, nè nella sede di Mediocredito in via Piemonte. «Sono assolutamente sereno, perchè so di aver agito sempre con correttezza», dirà più tardi Carraro. La lunga giornata, con il continuo via vai di uomini del maggiore Auricchio assistiti anche da rappresentanti dell’ufficio indagini, si chiuderà a tarda sera: l’ultimo passaggio formale è in Figc, dove è rimasto sempre il vicepresidente vicario, Giancarlo Abete che - mentre i militari raccolgono documenti - fa sapere di condividere l’ipotesi di una commissione d’inchiesta per fare la massima chiarezza sulla vicenda. C’è grande preoccupazione per quanto sta accadendo e quanto potrebbe ancora succedere: in una riunione riservata tra i vertici, qualcuno avrebbe sottolineato che la Juventus - squadra maggiormente indiziata nella vicenda intercettazioni - potrebbe finire in serie C2. Tesi supportata dall’avvocato bolognese Mattia Grassani, uno dei maggiori esperti di diritto sportivo. «È un caso senza precedenti. E la giustizia sportiva può fare molto presto». Intanto i carabinieri arrivano anche nel ritiro fiorentino degli arbitri a Coverciano: anche qui la consegna ai diretti interessati degli avvisi di comparizione, mentre i fischietti svolgono una riunione tecnica che diventa uno sprone ai più giovani.
Una pillola sull’indagine Gea della Procura di Roma: i pm potrebbero convocare testimoni e persone informate sui fatti in merito alle pressioni esercitate dalla società di procuratori e da Moggi senior al ct azzurro Lippi per le convocazioni di giocatori. E Chiara Geronzi, una degli indagati, intende essere sentita per chiarire la sua posizione. Ieri in piazzale Clodio sono arrivati anche i legali del Coni che avrebbero verificato con i magistrati la possibilità di costituirsi parte civile nel procedimento. La parola fine è lontana dall’essere scritta.