I carri armati alle porte di Gaza Israele pronta all’attacco di terra

Cinque minuti per cavar le budella a Gaza, 300 secondi per sigillare a colpi di bombe almeno 40 tunnel sotterranei che riforniscono l'enclave fondamentalista di Hamas. È il secondo giorno dell'Operazione «Piombo Fuso» e quei quattro minuti sono già destinati ai libri di storia, al pari della fatidica manciata di minuti con cui, in una torrida notte del luglio 2006, l'aviazione israeliana incenerì i missili a medio e lungo raggio di Hezbollah. Davanti e dietro a quei minuti di super tecnologia e perfezione militare si snoda una tragedia bagnata dal sangue di 280 morti e circa 650 feriti. A fornir quelle cifre ci ha pensato anche ieri il dottor Moaiya Hassanain, il medico palestinese che tiene il computo di cadaveri e pazienti ricoverati negli ospedali. Il Centro Palestinese per i diritti Umani conta invece 251 salme tra cui quelle di 9 donne e di 20 bambini e ragazzini minori di 16 anni.
Intanto migliaia di civili atterriti marciano verso la frontiera di Rafah e il confine egiziano. Lì la marea umana ha già infranto le barriere ed è sfociata tra le sabbie del Sinai sfidando le mitragliate dei poco solidali militari israeliani. A ricordare quel passaggio, quell'incontenibile sconfortata fuga, restano nove brecce su un perimetro di 14 chilometri difeso da 300 soldati egiziani arrivati a dar man forte ai poliziotti. Il rischioso esodo è appena agli inizi. La popolazione terrorizzata sa di non aver nulla da perdere, sa di essere intrappolata tra l'incudine e il martello. Sa che attorno alla Striscia già si prepara il nuovo capitolo della guerra. Il primo segnale sono le artiglierie mobili israeliane, gli obici da 120 e 150 millimetri montati su cingolati. Bussano alle porte della Striscia prima d'ogni offensiva e attendono parcheggiati davanti ai principali accessi. Sono lì da sabato notte e, nel frattempo, sono anche partite le lettere di mobilitazione per 6500 riservisti. Il messaggio è chiaro e fa capire che l'operazione «Piombo Fuso» non si ferma qui. Dopo 150 fra missili e bombe sganciati da aerei ed elicotteri nel corso di 300 incursioni aeree, Gaza e i militanti di Hamas dovranno fare i conti con gli assalti della fanteria e dell'artiglieria. Spetterà ai soldati di terra completare il lavoro, toccherà a loro insinuarsi nei campi profughi e nei dedali della Striscia per individuare gli arsenali nascosti tra i condomini, le basi protette dietro lo scudo di migliaia di inermi cittadini palestinesi. Per i civili inizierà un nuovo capitolo di paura, per i soldati israeliani non sarà una passeggiata. I colpi di maglio inferti da cacciabombardieri ed elicotteri hanno solo scalfito il potenziale bellico di un esercito forte di 15mila uomini che può contare sulla perfetta conoscenza del territorio e sulle nuove tattiche di guerriglia apprese dagli istruttori di Hezbollah e dai pasdaran iraniani. In 24 ore di bombardamenti l'attività missilistica si è ridotta del 50 per cento, ma le cellule fondamentaliste sono ben lontane dall'essere annientate. Ieri sono riuscite a tirar fuori le nuove katyushe fornite dagli iraniani e a colpire la città di Ashdod distante circa 38 chilometri confermando le informazioni secondo cui la gittata delle nuove testate è praticamente raddoppiata.