I carruggi non vogliono morire come Luciana Biggi

Francesco Gambaro

«Le istituzioni non ci tutelano». «L'indifferenza uccide due volte». «Basta movida». Tre slogan per una protesta. Ma sarebbe meglio dire, una rivolta. Perché in via San Bernardo ieri, dalle 11.30 alle 13.15, si è scatenata tutta la rabbia (repressa) di abitanti, comitati e negozianti del centro storico, dopo l'ultimo episodio criminoso che si è consumato due notti fa: l'omicidio di Luciana Biggi, 36 anni, sgozzata in mezzo alla strada. L'ultimo atto di una «situazione intollerabile per la sicurezza e l'incolumità delle persone nei vicoli», come recitava il volantino firmato dai comitati del centro storico, dal gruppo donne San Bernardo e da Assoutenti. Spetta a loro la paternità dell'assemblea pubblica, alla quale erano invitati il questore Salvatore Presenti, il responsabile della sicurezza del sindaco Angela Burlando e il presidente della circoscrizione Centro - Est Giuliano Bellezza. Che non si è visto, mentre il questore è stato sostituito da Alice Rolando, responsabile dell'ufficio prevenzione generale, interrotta più di una volta dalla folla imbufalita. E più di un fischio è piovuto pure sulla testa dell'ex vice questore Angela Burlando. Ai rappresentanti delle forze dell'ordine i comitati hanno chiesto ripetutamente di intensificare il presidio dei caruggi e cacciare i delinquenti. E hanno ottenuto di poter incontrare il sindaco e il questore nei prossimi giorni per decidere il da farsi. I comitati hanno le idee chiare. Dice Furio Truzzi, di Assoutenti, ieri nella doppia veste di leader dei consumatori e residente nel centro storico: «Tolleranza zero con i delinquenti, fiori ai visitatori». Non solo: venerdì prossimo prende sempre più corpo l'idea di una notte bianca in San Bernardo con abitanti, attori e musicisti. «Per far vedere che qui c'è la vita», e per riconquistare il territorio usurpato da balordi e criminali. Sempre venerdì Confesercenti invita tutte le donne a ritrovarsi alle 17 in San Bernardo per testimoniare solidarietà alla famiglia di Luciana. E un gruppo di donne ieri, appena iniziata l'assemblea, è andata a deporre un mazzo di fiori sul luogo del delitto. È seguito un minuto di silenzio. Rita Paglia, del comitato centro storico, ha ricordato che questo è il quinto episodio di violenza che avviene in via San Bernardo e ha proposto un'assemblea permanente, «per monitorare e presidiare la zona insieme alle istituzioni. Inoltre da anni chediamo di eseguire un censimento delle abitazioni, per sapere chi vive qui. Prima o poi ci riusciremo». Alcune associazioni dei vicoli («Sindacato per l'occupazione ultraquarantenni», «Protagonisti» e «Associazione sociale e residenziale») hanno firmato un documento con il quale chiedono «un servizio appiedato e continuativo delle forze dell'ordine in via S. Bernardo, via dei Giustiniani, via di Canneto il lungo e via di Canneto il curto dalle 20.00 alle 6.30 e una postazione fissa nei punti a rischio nelle stesse ore». Ma sono molti i cittadini che ieri hanno chiesto la parola. Per Filippo «una pattuglia è troppo poco a San Bernando. Tutte le sere i punk bestia spacciano davanti al mio locale, minacciandomi. Deve intervenire il questore in persona». «Abbiamo paura, devono cambiare le leggi. È inutile acchiappare i delinquenti se poi si lasciano liberi 24 ore dopo», fa eco un altro residente che preferisce l'anonimato. «Basta movida!», urla la folla. Ma non tutti sono d'accordo. Gisella è una ragazza napoletana che abita nei vicoli da un anno e mezzo. Difende la vita notturna dei caruggi, sfidando l'ira popolare: «Non è vero che ci sono troppi negozi - dice - e se non ci fossero qui non si potrebbe mettere piede». Ululati dalla platea. Per Gianfranco «nel centro storico viviamo una situazione abnorme, che i nostri amministratori spacciano per area risanata. Ma dove? Tre morti in tre anni sono troppi. Dobbiamo individuare gli interlocutori politici giusti». L'ultimo a prendere la parola è Walter Reggiani, papà di Giacomo, il ragazzo ucciso con un coccio di bottiglia la notte di capodanno di cinque anni fa, proprio in San Bernardo. Le sue parole pesano come macigni: «Quando è morto mio figlio si era detto: tolleranza zero». Invece «ad oggi non mi risulta sia cambiato qualcosa. Ci vuole una mozione politica. Se il Comune non ha la volontà di risanare, è tutto inutile. Dopo che l'assassino di mio figlio è stato liberato, ho scritto al »ministero ma non mi ha risposto nessuno». La gente applaude e si dà appuntamento per la sera. Alle 22.30 sono di nuovo tutti qui, residenti e negozianti, ciascuno con la sua sedia. Come dire: questa è casa nostra.