I cattolici annullano già il matrimonio tra Ds e Dl

da Roma

Cattolici in fuga dal nascente Partito democratico. Con buona pace di chi vede nella nuova formazione politica l’incarnazione del verbo cattocomunista, l’esito finale dell’incontro tra il Pci (o i suoi eredi) e le «masse cattoliche» di memoria togliattiana. Anche perché l’emorragia di consensi riguarda proprio quel tipo di credente che negli ultimi anni sembra essersi orientato sempre più verso sinistra: il praticante, distinto dalla massa dei cattolici italiani, poco inclini a partecipare alle funzioni e alla vita della Chiesa.
Il dato è emerso da un sondaggio commissionato dalla Margherita all’Ipsos e presentato ieri dal direttore dell’istituto di ricerca Luigi Pagnoncelli alla presenza del leader dei Dl e vicepremier Francesco Rutelli, del senatore teodem Luigi Bobba e del capo della comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi.
I dati lasciano poco spazio a dubbi o a interpretazioni. I cattolici praticanti stanno abbandonando il centrosinistra a vantaggio del centrodestra. Le intenzioni di voto sono crollate dal 44 per cento del febbraio del 2005 al 26 per cento del giugno di quest’anno. Nello stesso periodo i cattolici che scelgono il centrodestra sono passati dal 36 al 52 per cento. Stabili gli indecisi, passati dal 23 al 26 per cento.
Un campanello d’allarme per la formazione politica in via di costituzione, visto che il potenziale elettorato è per la gran parte credente. Il 68 per cento di chi vota il Pd, per la precisione, è più o meno praticante e impegnato nella vita parrocchiale. In minoranza i non praticanti e i non credenti, che sono il 31 per cento, e ancora di più degli appartenenti ad altre confessioni religiose, pari all’1 per cento dell’elettorato.
Chiara la richiesta di discontinuità rispetto alle scelte del governo in carica. Il 52 per cento dei cattolici praticanti di entrambi gli schieramenti chiede una politica «chiaramente alternativa» rispetto a quella dell’esecutivo Prodi. In questo caso anche la maggior parte (il 62 per cento) dei credenti meno assidui, quelli che vanno alla messa solo una volta al mese, non apprezza le scelte del governo di centrosinistra.
E non si tratta di scelte in qualche modo legate all’orientamento della Chiesa. Anzi, solo una minoranza dei credenti e praticanti ritiene vincolanti le indicazioni che vengono dal Vaticano: il 25 per cento dei praticanti impegnati in parrocchia la pensa così, mentre il 74 per cento ritiene che le posizioni della Chiesa vadano ascoltate ma poi «prevale la propria coscienza». Nessun problema, invece, per gli interventi più politici della Chiesa: solo il 21 per cento dei praticanti impegnati in parrocchia li ritiene sbagliati. Piena condivisione anche per l’iniziativa del Family day: solo il 7 per cento dei praticanti impegnati lo ritiene un segno di chiusura dei cattolici, il resto lo condivide. Ma i cattolici non sono per la linea dura contro le coppie di conviventi: solo il 18 per cento dei praticanti ritiene che ai conviventi non debbano essere riconosciuti diritti.
Tutte indicazioni non in linea con le scelte recenti dell’Unione e del governo. La sfanga solo Walter Veltroni. La candidatura a leader del Partito democratico è vista positivamente dal 54 per cento dei praticanti impegnati nella vita parrocchiale, dal 62 per cento dei praticanti non impegnati e dal 55 dei saltuari.
Dall’emorragia del voto cattolico, secondo Rutelli, il Pd deve trarre un insegnamento: «Dobbiamo far comprendere che chi è cattolico sarà pienamente a casa sua nel Partito democratico. Dobbiamo dare risposte chiare, recuperare fiducia e consensi con una politica che si basi sui valori. Tutto il Pd deve essere laicamente apertissimo ai valori cattolici».