I cattolici e la Messa «politicamente corretta»

Egregio Dottor Granzotto, sono di pochi giorni addietro le polemiche da parte della comunità israelitica contro la Chiesa Cattolica per la liberalizzazione della Santa Messa latina antica: nel mirino degli ebrei le preghiere del venerdì santo, tanto nella versione 1954 («preghiamo per gl'increduli ebrei»: questo il significato di «perfidis judaeis») sia nella versione più edulcorata di Giovanni XXIII e del suo Messale del 1962, che già anticipa per tanti aspetti la nuova Messa, ma dove però si prega ancora «per questo popolo accecato». Nel tritacarne del politicamente corretto, enfatizzato dai soliti goym citrulli, anche l'associazione Una Voce delle Venezie, che promuove la liturgia latino-gregoriana e i cui liturgisti hanno curato una nuova edizione del Messale antico festivo latino-italiano a uso dei fedeli, che contiene tanto la versione del 1954 che quella del 1962 e ch'è stato elogiato anche dal cardinale Castrillon Hoyos (edizioni Fede & Cultura, il cui fondatore, Giovanni Zenone, dichiara apertamente le sue ascendenze ebraiche). Ciò nondimeno a Verona il rabbino è corso in Curia a protestare e il delegato per l'ecumenismo, un certo don Sergio Gaburro, ha preso le distanze da Papa Benedetto XVI. Perfino il cardinale Bertone, fra una radiocronaca sportiva e una partita di calcio fra preti, si è piegato a chi fa la voce grossa contro la Chiesa. Non se ne può più che in casa propria i cattolici non possano nemmeno pregare come la Santa Chiesa ha sempre insegnato loro, senza il permesso di giudei, maomettani, anticlericali, atei e laicisti impenitenti. Non trova? Tutti possono insultare la Santa Chiesa, a cominciare dal Talmud che ne dice di tutti i colori contro Cristo, la Madonna e i cristiani, ma guai se la Chiesa prega per gli acattolici! Per lei c'è solo la camicia di forza del buonismo relativista!


Ma quel don Sergio Gaburro, quel delegato per l'ecumenismo della diocesi di Verona, è lo stesso che ha concesso ai luterani - e dico luterani - la chiesa di Santa Maria del Terraglio? Se è lui, e ho paura che sia lui, non solo non legge i documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede («Cristo ha costituito sulla terra un'unica Chiesa, che si identifica pienamente solo nella Chiesa cattolica e non nelle altre comunità cristiane»), ma non sa nemmeno il latino. Poco male se, non sapendolo, egli avesse avuto l'umiltà di consultare un vocabolario. Laddove avrebbe scoperto, come lei caro Bassi giustamente osserva, che perfidis trae da per (al di là, oltre) e fides (fede), e dunque ha il significato di «increduli», «privi della fede». Che poi nella parlata in volgare «perfido» abbia finito per significare persona malvagia, incline al male, poco conta: visto che la Messa in latino si celebra in latino, quel perfidis mantiene il suo contenuto semantico originale e per nulla offensivo nei confronti degli ebrei. «Oremus et perfidis Judaeis ut Deus et Dominus noster auferat velamen de cordibus eorum», preghiamo anche per gli increduli ebrei affinché il Signore Dio nostro tolga il velo dai loro cuori. Si poteva dir meglio e in termini più premurosi, più ecumenici? E poteva dir altro, Santa Romana Chiesa?
Ora che, dopo lunga attesa, si torna a celebrare la Santa Messa in latino ci mancavano giusto i don Gaburro a rovinare la festa con le loro smanie politicamente corrette e i loro isterismi censorii. Lasciateli squittire, caro Bassi. In casa propria i cattolici non solo possono, ma devono pregare come la Chiesa ha sempre insegnato loro. Mandate a dire a don Gaburro che forti dell'ammonimento dell'evangelista Matteo, dal Messale iota unum non praeteribit (e siccome è accertato che di latino ne mastica poco, traduceteglielo: nemmeno uno iota muterà).