I cattolici liberali in campo per la Moratti

Le aperture di Tettamanzi e di <em>Famiglia Cristiana</em> a Pisapia hanno
indotto molti esponenti a schierarsi con il sindaco uscente Dal
missionario padre Gheddo al filosofo della Cattolica Botturi: &quot;Calpestati i valori non negoziabili indicati dal Pontefice&quot;

L’eventuale arrivo di Giuliano Pisapia come sindaco di Milano non turba l’arcivescovo ambrosiano Dionigi Tettamanzi. «Milano è in una fase di cambiamento - ha detto l’altro giorno uscendo dall’udienza dell’Università Cattolica con il Papa - la città è chiamata a essere coraggiosa e camminare in termini positivi, restando sempre fedele alla sua tradizione, con la presenza di persone sagge e forti che non avvieranno la città verso il viale del tramonto, ma verso il viale della primavera».
Persone sagge e forti, dice il cardinale auspicando questa «primavera di cambiamento». Anche Famiglia Cristiana si apre a Pisapia: «Milano non rischia nulla di terribile - ha scritto ieri nell’ennesimo editoriale antiberlusconiano - anzi può darsi si realizzi qualcosa di quanto propone da anni la Chiesa ambrosiana operando attraverso la Caritas».
Ma nel mondo cattolico si moltiplicano altre voci che, in nome della dottrina sociale cristiana, bocciano il solidarismo di Pisapia come «in contrasto con le direttive della Chiesa». È il caso del professor Francesco Botturi, ordinario di filosofia morale all’Università Cattolica di Milano, collaboratore di Avvenire e membro del comitato per il Progetto culturale della Chiesa propugnato dal cardinale Camillo Ruini. «Gli elettori cattolici non devono distrarsi - dice Botturi in un’intervista al sito Letiziamoratti.it - il programma di Letizia Moratti soddisfa le esigenze di sussidiarietà e solidarietà che sono il fondamento del sentire cattolico a Milano».
Secondo Botturi, le posizioni di Pisapia circa le coppie di fatto e gay, il registro delle unioni civili, la liberalizzazione di droghe ed eutanasia, si inquadrano nello storico tentativo della sinistra italiana di fare «dei diritti libertari uno dei suoi pilastri, nel senso di promuovere il riconoscimento giuridico dei desideri soggettivi. Ma la componente solidarista e quella individualistica sono in contraddizione tra loro. Facendo leva sulla solidarietà, vengono fatte passare presso cattolici un po’ “distratti” linee culturali e politiche in contraddizione diretta con l’insegnamento della Chiesa cattolica».
Quanto alla moschea, «la posizione di Letizia Moratti pare più ragionevole e prudenziale perché ha come asse centrale la tutela del diritto al culto, ma guarda con attenzione a tutti gli aspetti implicati nel progetto. Le moschee sono luoghi di preghiera, ma anche centri dove si educa e si creano reti internazionali di matrice islamica, e ciò può creare problemi».
Sui criteri per votare è intervenuto anche padre Piero Gheddo, missionario del Pime e voce autorevole della Chiesa italiana. «Per un cattolico è molto più semplice di quanto si creda - ha detto a IlSussidiario.net - Nella scelta il criterio non è la simpatia personale, ma le proposte sui temi che la Chiesa oggi ritiene decisivi, in Italia come in tutto il mondo».
Cioè «quei “valori non negoziabili” indicati più volte da Papa Benedetto XVI e dalla Conferenza episcopale italiana come prioritari: la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale, la difesa della famiglia e del matrimonio tra uomo e donna, la difesa della libertà di educazione e religiosa».
Spiega padre Gheddo: «L’ingiustizia sociale non è stata di certo sconfitta. Se chi si batte per questo però sostiene l’aborto, l’eutanasia e l’equiparazione delle coppie gay al matrimonio tra uomo e donna, non andiamo più d’accordo. Da cattolico non potrei mai votare per un candidato che porti avanti queste idee, anche se ha in mente molti progetti meritevoli. La libertà di educare, poi, non è certo un tema minore. Le famiglie devono poter scegliere alla pari tra scuole paritarie e scuole pubbliche, come già avviene in Lombardia nel campo sanitario».
«Tra l’altro - osserva il missionario - grazie alle paritarie, anche se nessuno lo dice, lo Stato risparmia diversi miliardi di euro l’anno. Non è allo Stato, o al Comune, che spetta la regia di tutto, ma il controllo, per evitare che qualcuno faccia il furbo. Il primato resta quello dell’individuo, come dice il principio di sussidiarietà».