I cattolici non vogliono mettere il voto in frigo

Molti si chiedono se la Chiesa italiana darà più o meno esplicite indicazioni di voto. Se lo chiedono soprattutto dopo la nascita dell’imprevisto (fino a poco tempo fa) polo di centro guidato da Casini; e dopo che la Chiesa stessa, perlomeno tramite il direttore di Avvenire, ha mostrato di gradire la sopravvivenza di un marchio dichiaratamente di ispirazione cristiana.
Dubitiamo che la Cei si pronuncerà in modo diretto, cioè facendo il nome di un partito da votare. È molto più probabile che, com’è avvenuto negli anni scorsi, i vescovi si limiteranno a richiamare l’attenzione sui temi considerati fondamentali. E cioè: la difesa della famiglia tradizionale, la tutela della vita dal concepimento al suo epilogo naturale, l’opposizione a ogni forma di fecondazione artificiale. Non è un caso se perfino il Papa abbia detto più volte che questi sono «valori non negoziabili». Sono temi, tra l’altro, molto presenti nel dibattito politico di questi ultimi tempi.
La Chiesa non dovrebbe dunque dare indicazioni esplicite su questo o quel partito: anche perché ai fedeli è richiesta l’obbedienza al Magistero solo in materia di fede e di morale, non sulle scelte politiche.
Ma anche nella improbabile ipotesi che un tale pronunciamento arrivi, avrà sulle urne un impatto minore di quanto si possa pensare.
Intanto, perché la cattolicità italiana, in materia di politica, è tutt’altro che un blocco monolitico. È noto che molti movimenti preferiscono il centrosinistra, e molti altri il centrodestra. Perfino il clero non è omogeneo. Anche se il vertice della Cei negli anni scorsi ha insistito su temi più tutelati dal centrodestra, molte ricerche sono giunte alla conclusione che la maggioranza dei parroci simpatizza per il centrosinistra.
Ma non è tutto. Se spesso i parroci non seguono il vertice della Cei, spesso i fedeli non seguono i parroci. Anzi. Le stesse ricerche ci dicono che, infatti, la maggioranza dei cattolici praticanti ha comunque votato per il centrodestra. Il motivo è semplice: a torto o ragione, il cattolico praticante si sente più garantito dal centrodestra proprio su quei temi «non negoziabili». Pensa che su famiglia e su aborto, su coppie di fatto ed eutanasia, su fecondazione assistita e adozioni alle coppie gay (ma anche su altri temi, come la scuola privata) la destra sia più affidabile che la sinistra. È così in Italia, è così in Spagna, è così ovunque.
La sinistra punta di più su altri temi cari al mondo cattolico: la solidarietà, l’accoglienza agli immigrati, l’aiuto ai più poveri, la stabilità del lavoro. Ma sono temi sui quali non v’è alcuna certezza che le «ricette» proposte dalla sinistra siano più efficaci di quelle della destra. Anzi, molti cattolici sono convinti che anche le fasce più deboli siano maggiormente garantite da una politica liberale - che si ispira tra l’altro a quel principio di sussidiarietà che è proprio del cattolicesimo - che non da una visione statalista e interventista della politica. Ecco perché alla fine i cattolici - e parliamo dei semplici fedeli, non del clero - voteranno in maggioranza per chi li rassicura sui temi pro-life e pro-family di cui parlavamo.
È vero che ora, su questi temi, il centrosinistra è considerato meno «ostile» di prima perché Veltroni ha messo alla porta comunisti e radicali. Tuttavia, non è azzardato pensare che la maggioranza dei fedeli continuerà a scegliere il centrodestra, ritenuto più sicuro. E qui sta la domanda di fondo: per il centro di Casini o per il Popolo della Libertà? È tutto da vedere. Berlusconi corre (e lo sa) il rischio di vedersi sottrarre dall’Udc una parte dei consensi. Ma l’Udc corre un altro rischio: quello di far la fine che negli anni Settanta fece il Msi. Ricordate? Molti missini preferivano la Dc piuttosto che mettere il proprio voto, come si diceva allora, «in frigorifero». Ecco che cosa rischia Casini: che molti cattolici ritengano il voto all’Udc solo un voto di bandiera, e quindi inutile.