I cattolici scomunicano l’acqua Santa

Lo scrittore Pietro Vassallo: «Il libro è la scopiazzatura brutta di una leggenda»

Francesco Gambaro

C'era da aspettarselo: la prima uscita del «Codice da Vinci» nelle sale cinematografiche ha scatenato un mare di polemiche anche a Genova, nel mondo cattolico. Il film di Ron Howard, tratto dal best seller di Dan Brown, ha lasciato una scia di risentimenti e proteste a non finire. L'ultima è quella innescata dal presidente dei giornalisti cattolici Giorgio Bubba. Nel mirino del cronista è finita l'acqua «Sant'Anna» (partner commerciale del film) di cui Bubba è (era?) un consumatore abituale. In sintesi: «Se come azienda non sapete riconoscere l'errore di certi abbinamenti a proposito del Codice da Vinci, sul quale si è espressa anche la Cei, e non cambiate la vostra politica di comunicazione, non comprerò, né faro più comprare la vostra acqua», firmato Giorgio Bubba. Ma un po' tutti gli ambienti cattolici ieri erano in subbuglio per la proiezione in 910 sale italiane del kolossal di Ron Howard. Il film si basa, come è noto, sull'idea che Gesù abbia sposato Maria Maddalena dalla quale avrebbe avuto dei figli, i cui discendenti sarebbero stati i Re Merovingi. Contro questa e altre teorie si sono scagliati ieri il comitato «Codice da Vinci? No grazie» promosso da Gianni Plinio, capogruppo di An in Regione, e le associazioni «Cattolici genovesi», «Famiglia e civiltà» e «Identità», che fanno capo a Raimondo Gatto, Rino Tartaglino e Massimo Mallucci. Hanno scelto entrambi l'arma del volantinaggio per invitare i cattolici a disertare la visione del film ispirato al thriller, che negli Stati Uniti ha già incassato 40 milioni di dollari. «Non andate a vedere il Codice da Vinci perché è un capolavoro di bugie, racconta il falso sulle origini del cristianesimo, offende i sentimenti dei cattolici e ha come unico fine il business», così il volantino distribuito alla Fiumara dal comitato che raccoglie molti esponenti del pianeta cattolico genovese.
Tra questi, lo scrittore Piero Vassallo, un fiume in piena contro il Codice da Vinci. «Il libro di Dan Brown è una brutta scopiazzatura di una leggenda che risale a un parroco francese, Beregere Sauniere, per il quale Gesù avrebbe dato vita alla dinastia dei Merovingi». Quindi, «non esiste creazione letteraria, ma solo volontà di colpire la dignità del Cristianesimo». Per Vassallo il romanzo «s'innesta in un vuoto nella Chiesa cattolica creato dai neoprogressisti, che sostengono l'esistenza di un Cristo della fede manipolato, e un Cristo della storia». Su questa linea si muove anche Plinio, il quale riporta i dati di un sondaggio diffuso in America: due terzi di quelli che hanno letto il libro di Dan Brown ora credono che Gesù ebbe un figlio da Maria Maddalena, il 17 per cento pensa che l'Opus Dei sia una setta assassina e il 36 che la Chiesa cattolica abbia celato le verità su Gesù. Il capogruppo di An censura «il silenzio delle istituzioni genovesi, che invece avevano speso parole di fuoco contro le vignette satiriche sull'Islam». Mentre l'avvocato Gianmaria Giudice sottolinea il vuoto normativo nel nostro ordinamento, dopo che la Corte Costituzionale ha abolito il reato di vilipendio alla religione. Quindi contro il kolossal di Howard non si può procedere penalmente. Altri volantini «anti-codice» sono stati distribuiti davanti all'Odeon dalle associazioni cattoliche. Ma la protesta non ha frenato la curiosità dei genovesi: alle 15 un centinaio aveva già acquistato il biglietto in corso Buenos Aires. Alla Fiumara, invece, ieri pomeriggio solo una sessantina di spettatori in due sale. La vendetta di Giorgio Bubba.