Per i cechi e gli slovacchi di oggi la «Primavera di Praga» è solo una stagione

Per cechi e slovacchi la «Primavera di Praga» è soltanto una stagione. Quell’«esperimento», miseramente fallito, del «socialismo dal volto umano» tentato fra gennaio e agosto di 40 anni fa da Alexander Dubcek nella Cecoslovacchia comunista e prontamente soffocato dai carri armati sovietici, è stato rimosso dalla memoria popolare. «La Primavera di Praga - ha detto lo storico Jiri Palacek - viene ricordata oggi con nostalgia e rincrescimento praticamente soltanto dai protagonisti, ma per la nazione il suo fallimento fu una tragedia da dimenticare». La Primavera di Praga è legata al nome di Dubcek (1921-1992), eletto a gennaio ’68 segretario generale del Pcc e premier della Cecoslovacchia. Riforme sociali ed economiche liberali, parziale abolizione della censura, ripristino della libertà di parola e di opinione, apertura delle frontiere. Ma i «falchi» del Partito comunista erano in agguato. E i carri armati di Brezhnev non tardarono a giungere per rimettere ordine...