I cechi piangono: «Dateci una punta»

Jankulovski: «Senza Koller e Baros siamo nei guai: che invidia per la vostra abbondanza. Ma attenti ai nostri vecchietti... Lo scandalo? Non ci farà scappare dall’Italia»

Riccardo Signori

nostro inviato

a Westerburg

Dici Italia e quelli sorridono. Perfino Nedved che va sempre di fretta, soprattutto se vede i giornalisti. I cechi aspettano, nascosti nel loro golf club, tra un intreccio di viette di campagna che costeggiano un laghetto: ideale per il riposo dei guerrieri. Ma poi Nedved ogni mattina chiede a Jankulovski di passare in paese e vedere se trova giornali italiani: vuol sapere cosa dicono della Juve, deve pensare al futuro. Gli affari sono affari, altro che riposo. Jankulovski non conferma e non smentisce. Dice soltanto che Pavel sta proprio bene in Italia. «Ormai ci vive da dieci anni, la sua priorità è rimanere alla Juve». Sennò, c’è il Monaco che l’aspetta.
C’è Italia e Italia, quella dello scandalo e quella del mondiale. Pare che piacciano entrambe. Nonostante il marcio. Ujfalusi, lo stopperone della Fiorentina, giura sulla sua società. «Sono convinto che ne uscirà bene». Eppoi fa chapeau all’Italia di Lippi. «Bella, con gran ritmo». I cechi ci aspettano e ci rispettano. Però, sotto sotto, sono pronti alla stangata. Dicono: prima pensiamo al Ghana. Ma parla la prudenza e magari la scaramanzia. Sono tornati tutti a correre, giovani e vecchietti. Si sono persi le due punte (Koller e Baros) al primo incrocio, ma sono gente abituata a far di necessità virtù.
Le punte sono l’ossessione loro, ma soprattutto quelle azzurre. Jankulovski lo ammette, con la faccia di un simpatico birbone. Vede gli italiani e dice: «Volete parlare? Dai, facciamolo prima della conferenza stampa». E va sciolto e interessato agli argomenti. «Ho visto una bella Italia, tanto ritmo, ben organizzata, bel gioco, entusiasmo, quello che mi aspettavo». Poi pensa a Pirlo e sono sviolinate. Comprensibile fra compagni di club. «Ha segnato un gran gol, è un grande calciatore, esperto, ed io sono fortunato a giocarci assieme. Lui è importante per l’Italia». Ma gli attaccanti di più e qui Jankulovski si fa prendere da nostalgia. Enumera: «Gila, Toni, Totti, Inzaghi, Iaquinta che entra e segna». Conclude: «Ne avete tanti, beati voi. Noi abbiamo perso Baros e Koller. Siamo arrivati senza Smicer. Sarà dura. Dovreste prestarcene uno. Le riserve sono in gamba ma Koller fa salire tutta la squadra, è un uomo di peso». Sì, Koller è proprio il “caro estinto” della Repubblica Ceca. Salvo miracoli, impossibile recuperarlo per la partita con l’Italia. Difficile capire se ce la farà dopo: il dopo significa Brasile per una delle due squadre. Rischio di salutare il mondiale. «Conterà soprattutto evitare Ronaldinho e soci». E questo dice quanto varrà la partita con l’Italia. Sì, sarà subito resa dei conti. A sentir Ujfalusi, gli azzurri dovranno sentirsi fortunati: «Koller era un punto di riferimento essenziale. Abbiamo perso tanto». A sentir Jankulovski, ritroveremo un Nedved che stupirà. «I vecchietti (Nedved, Poborsky, Galasek, Koller ndr) sono all’ultima occasione per vincere qualcosa. Ma Pavel sta tanto bene. Impossibile che smetta uno che va così».
Appuntamento ad Amburgo, il 22 giugno. Per dirsi: facciamoci del male, senza rancore. I cechi in fondo ci vogliono bene, in Italia hanno trovato simpatia e stipendi da nababbi. Come volerci male? Jankulovski conferma ma sottolinea: «E noi abbiamo sempre fatto buone figure». Questo per spiegare che l’altra Italia, quella dello scandalo, non li ha allontanati dal pallone nostro, nè li allontanerà. «Lo scandalo è una brutta cosa, ma non c’è nulla che induca ad andarsene. Non c’è da pensarci un attimo. Nedved ha solo un dubbio legato alla serie in cui giocherà la Juve: niente di più. Per me il campionato italiano resta il più bello. Poi ognuno può avere la sua preferenza». I cechi ci hanno studiato anche da questo punto di vista. Quanto influirà lo scandalo sul rendimento della squadra? «La renderà ancora più compatta. C’è tanta pressione, ma servirà a far meglio». Jankulovski racconta di aver sentito per telefono Gilardino e Gattuso. Ha tastato il terreno. Chissà mai, per trovare una breccia nell’umore. Dice che i due sono su di giri. Ideale per un agguato.