I cento anni del «Miramare»

Era il 12 dicembre 1908 quando fu inaugurato il «Grand Hôtel Miramare & de la Ville», un albergo genovese che avrebbe fatto storia a Genova per oltre un trentennio e che oggi vediamo sopra la Stazione Principe ristrutturato e trasformato in residence.
Quella sera di cent'anni fa il pubblico presente era accuratamente selezionato: c'erano i fratelli Hauser e Walter Doepfner, che avevano costituito la Société Anonyme Italo-Suisse d'Hôtels presieduta dall'ing. Galli per finanziare la costruzione; erano presenti il progettista l'ingegnere Arnold Bringolf di Lucerna, e l'architetto Gino Coppedé con l'ingegner Giuseppe Predasso, che il progetto avevano successivamente rivisto. Non poteva mancare il principe Alfonso Doria-Pamphili, già proprietario del terreno, e poi il direttore del «Caffaro» Pietro Gustavano, consoli stranieri, albergatori, politici.
Si realizzava così un'idea di un gruppo di uomini d'affari svizzeri che avevano acquistato nel 1904 i terreni dal principe Doria-Pamphili, per realizzare un albergo comodo per il porto e la stazione ferroviaria e che potesse offrire una splendida visione della città. Erano i terreni soprastanti il Palazzo del Principe che Andrea Doria nel XVI secolo aveva fatto costruire per sua residenza, e che su quella collina di Granarolo, soprastante il palazzo, aveva fatto erigere un nicchione dove il nipote Giovanni Andrea avrebbe collocato anni dopo la gigantesca statua di Giove. Era questa un'imponente statua alta otto metri eseguita dall'urbinate Marcello Sparzo ai piedi della quale fu poi sepolto, nel 1605 il «gran Roldano» il cane donato dal re di Spagna a Giovanni Andrea Doria. La statua, ormai degradata, fu demolita nel 1939.
I lavori di costruzione dell'Hotel Miramare iniziarono nel 1906: il progetto prevedeva un palazzo a sette piani allungato orizzontalmente e sostenuto da una struttura in ferro. Il successivo intervento di Coppedè e Predasso nella progettazione, fu soprattutto estetico, arricchendolo con balconate, porticati e con decorazioni neogotiche proprie dello stile di Coppedè.
Gli interni erano sfarzosamente decorati in colori oro, crema e bianco in stile Luigi XVI, con oltre 200 camere tutte provviste di telefono e sfarzosamente arredate. Numerosi poi i servizi comuni come una lavanderia meccanica, parrucchieri, forno per la cottura del pane, garage, ufficio turistico, nonché un vasto giardino pensile.
Il Miramare divenne presto considerato come uno tra i migliori hotel del Mediterraneo, frequentato da personalità illustri e sede preferita dall'aristocrazia genovese per l'organizzazione di cene benefiche, sfilate, concerti. Nel marzo 1916 vi fu ospite Guglielmo Marconi che, convalescente, vi effettuava i suoi esperimenti di radio-elettrotecnica. Poi la chiusura per la Grande Guerra, lo sgombero, la funzione di caserma per il 332° reggimento di fanteria americano.
Riaprì nel 1919 gestito da una nuova società, la SATA, e l'hotel riprese il suo posto nella mondanità genovese ed europea. Ospiti illustri si succedettero nei soggiorni in albergo negli anni Venti e Trenta: la principessa Victoria, sorella di re Giorgio V, Winston Churchill, la regina Margherita di Savoia, le regine d'Olanda e del Belgio, principi di mezza Europa. Ma anche militari e politici italiani da Luigi Cadorna a Pietro Badoglio, o industriali quali gli Agnelli e i Borletti. Soggiornarono al Miramare anche Toti Dal Monte, Stan Laurel e Oliver Hardy e Gilberto Govi presentò nel 1932 una recita per la Croce Rossa.
Purtroppo nel 1939 la società proprietaria fallì e l'hotel fu irrimediabilmente chiuso. Chi ne attribuisce le cause alla concorrenza dell'Hotel Colombia di piazza Acquaverde, chi alla scomodità di accesso, o alle penalizzazioni che un importante azionista, tale Campione, aveva subito perché ebreo; ancora, e forse furono la causa principale, i lavori di costruzione delle sottostanti gallerie ferroviarie, che, oltre a rumori e fastidi pare che minassero anche la stabilità dell'edificio. Tant'è vero che nel 1951 le Ferrovie dello Stato avrebbero acquistato il palazzo, onde evitare una lunga e complessa procedura giudiziaria.
Durante la guerra fu occupato da eserciti di varie nazionalità, poi cadde in mano ai partigiani. Successivamente fu caserma di PS fino al 1963. Quindi il degrado, anche se il suo fascino rimase nella memoria della gente e la sua struttura, pur fatiscente, restava parte integrante del panorama genovese. Nel 1992 fu scelto dal regista Massimo Guglielmi come set di diverse scene del film «Gangsters», un amaro racconto sulla lotta antifascista interpretato Ennio Fantastichini, Giuseppe Cederna, Isabella Ferrari.
Sul finire degli anni novanta l'edificio fu acquisito da una società per la sua ristrutturazione ed il suo recupero, mantenendone l'estetica originale, e adibirlo a sede di appartamenti privati, di un supermercato, di una banca. Al piano terra fu aperta una sala da gioco per il Bingo.