I cento metri più amari di Magnini: "In fondo è soltanto un gioco..."

Primo degli esclusi alla finale e in staffetta è quarto. Non basta il record italiano: "Mi spiace, ma nella vita ci sono cose più importanti"

Pechino - Il bronzo di Riace è pallido. Gli occhi sono bassi, l’umore è quello che è, sotto i piedi, si dice in questi casi. Filippo Magnini dice addio ai sogni di gloria, stacca il nono tempo, 48’’11 (record italiano), ed è primo ma solo degli esclusi dalla finale dei 100 sl. La sua gara. Più tardi, in acqua con Marco Belotti, Emiliano Brembilla e Massimiliano Rosolino, darà tutto se stesso nella 4x200 sl: Italia quarta, a un pelo dal podio, a un pelo dallo scranno su cui si è seduto per il quinto oro, e annesso record mondiale, Sua Maestà Phelps. Stavolta con la corte di tre cortigiani a stelle e strisce.
Ma tant’è, Filippo alza lo sguardo triste e prima di imboccare il suo personalissimo tunnel degli esami di coscienza, racconta: «Ho fatto davvero tanta fatica, a questo punto la verità è che non sono in forma smagliante; mi dispiace proprio, anche se dopo la staffetta sarei comunque stato molto stanco». Quindi sincero: «Mi dispiace proprio aver mancato per un pelo la finale, anche se resto convinto che non era per nulla scontato che avrei vinto una medaglia. Che cosa mi manca? La velocità di base e senza di essa non si va lontano… Non so perché manchi, però la prima conseguenza è che sono costretto a faticare troppo». Filippo non si dà pace, pensa ai sacrifici fatti: «Sono stati tre anni e mezzo perfetti o quasi, però in questa stagione sembra sempre tutto più difficile. Che peccato trovare un periodo così nell’anno delle Olimpiadi».

È solo a questo punto che Magnini cerca di farsene una ragione, guardando oltre, persino oltre la piscina: «Comunque la vita è fatta di tante cose e non dimentichiamo che questo resta un gioco… non voglio farne un dramma. Francamente non so dirvi fino a che età gareggerò, non so dirvi se sarò in vasca anche a Londra 2012, ma ricordatevi che sono una persona che nella vita non ama arrancare: in quel che faccio, nei miei sacrifici, ci deve sempre essere il divertimento. E solo le vittorie mi fanno divertire. Per cui, preferirei smettere se dovessi accorgermi che non riesco più a trionfare».
Quindi, con un velo di nostalgia infinitamente più piccola di quella che lo tormenta per la finale persa, confida: «Ho appena fatto i 200 in staffetta, pensavo di non prendere nessuno e invece stavo recuperando… Quest’anno mi sono preparato per i 100…», un attimo di silenzio, «forse avrei dovuto puntare sulla distanza doppia».