I centri sociali riportano la guerriglia in città

Scontri fra autonomi e polizia al corteo contro Cuore Nero: esplode anche una bomba carta

Sono tornati gli anni Settanta. Quelli della militanza politica, degli scontri, della città blindata in occasione dei cortei.
Ieri, per l’inaugurazione del circolo di destra Cuore Nero e il corteo contro dei centri sociali con il «presidio antifascista», un tratto di strada, quello che divide piazzale Cimitero Maggiore da via Pareto, è stato isolato dal resto della città. Tutto per far sì che i due gruppi non venissero a contatto. Cosa che non è avvenuta soprattutto per merito dell’ingente numero di agenti impiegato dalla polizia, pronti a respingere le cariche dei manifestanti della sinistra antagonista. Ondate di spinte condite da lanci di bottiglie e oggetti all’indirizzo del consigliere di zona leghista Costante Ranzini, reo di aver passeggiato accanto al corteo, e dallo scoppio di una bomba carta.
Il consigliere comunale di Rifondazione comunista, Luciano Muhlbauer, presente alla manifestazione, fa sapere di essere stato colpito dai celerini con violente manganellate. Il prezzo da pagare per «salvaguardare la democrazia dal pericolo nero», dice lui. Un pericolo contro cui, sempre secondo Muhlbauer, sarebbe colpevolmente connivente l’amministrazione cittadina. «Abbiamo un vicesindaco che minaccia ritorsioni quando un giovane traccia una scritta sul muro e invece rimane in silenzio per l’apertura di un covo di neonazisti». Questione di punti di vista.
Davanti al cimitero centinaia di rossi, 500 secondo gli organizzatori del Torchiera. Nella via vicina cento, duecento militanti neofascisti riuniti davanti alla piccola sede. Qualche coro, molto folclore da una parte e dall’altra. I «cuori neri» ci aggiungono poi un paio di gratuiti e brutali schiaffoni ad alcuni fotografi, colpevoli di aver scattato immagini senza l’autorizzazione degli skinhead. Prima, dalle parti di via Pareto, un pomeriggio fatto di tensioni e cordoni della polizia, ma tutto sommato tranquillo, rispetto a ciò che stava succedendo nel piazzale antistante il cimitero.
«Nessuno pensi di riportare indietro Milano nel periodo buio di qualche lustro fa, in cui la piazza era teatro di scontro politico fisico, con l’utilizzo di mezzi che invece alla politica non appartengono proprio», dice allarmato il presidente del Consiglio comunale, Manfredi Palmeri. Lo spettro degli anni di piombo aleggia dietro l’angolo. «Quando ripensiamo ai morti di quegli anni - prosegue Palmeri - lo facciamo non solo per ricordare quanto accaduto, ma anche per evitare che possa accadere ancora».
Dal canto loro, i militanti di Cuore Nero riferiscono di avere il sostegno della gente del quartiere. Torchiera escluso, naturalmente.