I centristi guardano al Pd La Rosa bianca è già rossa

da Milano

La Rosa è bianca. Ma anche, pacatamente e serenamente, un po’ rossa. Tutti a chiedersi dove diamine portasse, l’operazione di Bruno Tabacci e Mario Baccini, che prima se ne escono dall’Udc e subito dopo ci ritornano, candidando premier proprio il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, là dove l’Unione di centro sarà pure una novità, però rispetto alla vecchia Udc conta in più solo il nome di Savino Pezzotta. Ora è chiaro: la via dei centristi porta al Pd.
Chi lo dice? Enrico Letta, per cominciare. Ieri a chi gli chiedeva delle prospettive del Pd dopo le elezioni, il sottosegretario alla presidenza del consiglio ha dato una risposta di quelle che non devi leggere fra le righe: «La novità del panorama politico è l’Udc che ha scelto di sganciarsi da Berlusconi. Non dobbiamo lasciare cadere questa scelta, ma recuperarla con il dialogo». Dialogo che «è vero, andava avviato prima, ora si potrà aprire solo dopo le elezioni, ci sono le condizioni per andare avanti su questa strada». Del resto, se tutti quelli che non hanno trovato posto nel Pd sono emigrati nella Rosa bianca, Ciriaco De Mita docet, e se Casini si affanna a fare appelli «agli amici della Margherita perché il Pd non è casa vostra», cosa vieta a Pd e Unione di centro di unire le forze, invece di farsi la guerra? Devono essersela detta chiara, questa cosa, visto come si stanno muovendo su e giù per la Penisola. Basta dare un’occhiata qua e là.
In Lombardia, per dire. Con il governatore Roberto Formigoni in corsa per il Senato, si sono già aperti i giochi per le elezioni anticipate. Chi scegliere per conquistare la Regione? Se il Pdl ragiona su un leghista, il Pd non fa mistero di pensare alla Rosa bianca, con il nemmeno troppo sussurrato nome di Tabacci, ma andrebbe bene anche Pezzotta. E che dire della Liguria? Lì la sperimentazione è d’avanguardia. Ci aveva visto lungo Claudio Burlando, che già prima di Natale se n’era partito per Roma per incontrare Casini. Al leader Udc, il governatore stanco dei continui ricatti dell’ala sinistra dell’Unione aveva proposto un patto d’ingresso nella sua maggioranza per l’Udc. Risposta: «Siamo ancora nel centrodestra, per il momento non possiamo». Per il momento. Un momento dopo, invece tutto è possibile. E allora càpita che l’ex segretario della Margherita, Rosario Monteleone, che subito dopo aver gestito i congressi per dar vita al Pd, nel Pd ha deciso di non entrare, adesso sia capolista per l’Udc alla Camera. Se Monteleone, che è vicepresidente del consiglio regionale, verrà eletto, al suo posto in Regione entrerà un altro ex della Margherita, quell’Alessandro Garassini che oggi guida la Rosa bianca. Dicono che il gruppo in Regione sia già pronto, ne farebbe parte anche un altro «ex tutto»: Luigi Patrone, che eletto con la lista civica che sostenne Burlando, prima trasmigrò nell’Italia di mezzo di Marco Follini e poi, seguendo l’ex segretario Udc, nel Pd. Riassunto: tre esponenti storici del centrosinistra passano alla Rosa Bianca. Il tutto, e questo è il dato che la dice lunga sulla collocazione della Rosa bianca, senza uscire dalla maggioranza. Chiudendo il cerchio disegnato da Burlando. E da Walter Veltroni a livello nazionale.
E insomma è bastato il maquillage. Gli elettori non avrebbero capito se l’Udc fosse entrato mani, piedi e poltrone nel centrosinistra. Ma ora che l’Udc si chiama Unione di centro grazie a una costola della stessa Udc, la Rosa bianca, Casini e Follini potranno tornare a stringersi la mano. Nel nome del Pd, serenamente e pacatamente.
paola.setti@ilgiornale.it