I chirurghi del cuore: «Così abbiamo salvato più di 1.600 bambini»

I chirurghi dell’associazione «Bambini cardiopatici nel mondo» hanno salvato la vita a oltre 1.600 bambini. Ovviamente non si ricordano il nome di tutti. Ma, c’è da giurarci, hanno ben impresso nella mente il loro sguardo. E quello dei loro genitori, che in tanti paesi si sono macinati centinaia di chilometri a piedi con il bimbo malato in spalla pur di raggiungere i medici italiani e di farlo operare. «Siete la nostra unica speranza» si sono spesso sentiti dire Alessandro Frigiola, Silvia Cirri, Mario Carminati e i loro staff. La stessa frase, la stessa preghiera in tutti i paesi in cui sono stati: in Camerun, in Perù, in Romania, in Kurdistan, in Palestina.
Spesso è stata dura, ammettono. Le richieste di intervento erano tante, troppe. E, per forza di cose, sono stati «selezionati» i bambini da salvare. «Dire di no ad alcune famiglie è atroce, mi creda, ma non abbiamo avuto scelta» racconta Silvia Cirri, responsabile della Terapia intensiva e Anestesia e rianimazione all’istituto clinico Sant’Ambrogio di Milano.
Per aiutare sempre più bambini con il cuore malato serve la collaborazione di tutti. «Nel mondo ogni anno nascono un milione di bambini con cardiopatie congenite - spiega Alessandro Frigiola, primario di cardiologia pediatrica al San Donato - Ma nonostante si tratti di malattie guaribili nell’85% dei casi, per 800mila di essi non c’è speranza di farcela solo perchè nati in paesi privi di strutture ospedaliere adeguate».
Scopo dell’associazione è quindi quello di organizzare, ogni mese, missioni di speranza nei diversi paesi in via di sviluppo, formare i medici del luogo e costruire cardiochirurgie pediatriche nelle aree più depresse. Un esempio è la realizzazione del Cardiac Center di Shisong, nel Camerun settentrionale, inaugurato nel novembre 2009, unica struttura del genere in tutta l’Africa centro-occidentale. Bacino d’utenza: oltre 200 milioni di persone. Il sogno è quello di arrivare ovunque.
Oltre alle missioni, l’associazione «Bambini cardiopatici nel mondo» organizza anche trasferte al Policlinico di San Donato, dove sono stati anche formati 263 medici stranieri, attraverso altrettante borse di studio. Ora quei medici sono in grado di operare da soli. L’occasione per fare un bilancio dell’attività svolta finora e per guardare ai progetti futuri, è stata una serata benefica organizzata a palazzo Visconti. Cena a cui hanno partecipato, con l’ambasciatore dello Yemen, alcuni dei testimonial italiani che in questi anni hanno aiutato in modo disinteressato l’associazione. Tra questi l’attore Enzo De Caro, il campione di motociclismo Andrea Dovizioso, lo chef Gualtiero Marchesi, il campione del Milan Clarence Seedorf. Presenti anche due giovani cardiochirurghi di Irak e Kosovo che grazie alla formazione ricevuta a San Donato andranno a dirigere presto due ospedali nei rispettivi Paesi. L’appello è rivolto a tutti coloro che hanno a cuore i bimbi: basta una donazione per contribuire ad acquistare materiale medico, apparecchiature, generatori. «In certi paesi manca tutto - spiegano i chirurghi - Già è un successo mettere i medici in condizione di operare». Il conto corrente postale per aiutare la onlus è 28507200. Il codice iban, presso il Credito Artigiano, è IT32Z0351201601000000006880.