I ciclisti: «Noi uccisi da colpe e leggerezze»

I ciclisti scendono in piazza per la sicurezza stradale, all’indomani degli ultimi tragici incidenti tra cui quello che è costato la vita a Giacomo, un ragazzino di soli 12 anni vittima della sosta selvaggia in via Solari. Meno di un mese fa il suo dramma: caduto dalla bicicletta per evitare un’auto ferma in doppia fila sulla strada e investito da un tram.
Lo scopo della manifestazione, prevista per sabato pomeriggio, è chiedere al Comune maggiore responsabilità a tutela degli utenti delle due ruote, che spesso diventano bersaglio involontario dell’indisciplina degli automobilisti, e al tempo stesso esigere maggiori controlli da parte della polizia locale su tutti quei «comportamenti stradali vietati e incivili che possono generare situazioni di pericolo». Per l’occasione, l’associazione Ciclobby - la più importante onlus milanese cicloambientalista, appartenente alla Federazione italiana Amici della Bicicletta - presenterà un manifesto di dieci punti che spazia dall’istituzione di una consulta civica che rappresenti tutti gli utenti della strada, fino alla pianificazione di interventi strutturali per agevolare la viabilità e ridurre al minimo i rischi per i cittadini. Il corteo partirà domani alle 14 da via Solari (luogo in cui perse la vita il piccolo Giacomo) per terminare in piazza Fontana davanti alle sedi dell’assessorato alla Mobilità e del Comando centrale della Polizia.
«Occorre creare un solco invalicabile tra ciò che è stato, con tutte le leggerezze, le colpe, le disattenzioni, e ciò che sarà - spiega Eugenio Galli, presidente dell’associazione -. Grandi cambiamenti passano anche attraverso piccoli gesti quotidiani: dobbiamo farlo anche pensando a Giacomo». Il decalogo messo a punto dai ciclisti ha una radice prevalentemente etica, ma non solo. Si chiedono anche l’inserimento dell’educazione stradale sin dalle scuole di grado inferiore, e il coinvolgimento delle autoscuole nel processo educativo alla sicurezza. Fondamentali anche «una campagna di comunicazione istituzionale con contenuti mirati alle differenti utenze stradali (ciclisti, automobilisti, pedoni, motociclisti)» e la valorizzazione di «esperienze di partecipazione civica».
Tutti sono chiamati a un gesto di responsabilità, ciclisti compresi: «La prudenza, non la paura, deve guidarci sulle strade - sottolinea Galli -. Io ciclista devo rendermi sempre visibile sulle strade, così come tu automobilista devi usare il mezzo in modo responsabile e ricordare che qualsiasi comportamento illecito o disattenzione, una sosta vietata, una mancata precedenza sulle strisce pedonali, una svolta non segnalata, può costare la vita a qualcuno».
Non mancano, dicevamo, proposte anche su provvedimenti tecnici da adottare. Come l’ampliamento nelle aree urbane delle zone a 30 chilometri orari; o l’introduzione, per i mezzi pesanti, di specifici limiti alla circolazione e di provvedimenti per il miglioramento della visibilità dei cosiddetti «angoli ciechi», spesso causa di eventi mortali. Ovviamente, tra i punti fondamentali c’è anche la richiesta di misure adeguate per una sicura viabilità delle biciclette, «alcune ottenibili con costi contenuti, come linee d’arresto avanzate, corsie e attraversamenti ciclabili lungo le strade e l'utilizzo regolamentato dei marciapiedi».