I ciechi: «Siamo stanchi di promesse»

Marcello Viaggio

«Sono due anni che protestiamo senza risultati, la nostra fiducia nelle promesse ormai è ai minimi termini». A puntare il dito è l’Unione italiana ciechi di Roma, che ieri pomeriggio alla Stazione della Metro B di Termini ha organizzato una vibrante manifestazione di protesta «contro la scarsa attenzione» del Comune alla sicurezza dei non vedenti e ipovedenti che utilizzano la linea B. Sotto accusa il VII Dipartimento, l’assessore alla mobilità Mauro Calamante e i vertici di Atac e Met.Ro.
Tutti ricordano la tragica morte di Giampiero Cassio, caduto sui binari all’arrivo del treno il 15 luglio 2004 alla stazione Garbatella. Una seconda vittima a novembre 2005 a quella Eur-Palasport. L’Unione italiana ciechi punta l’indice contro la mancata chiusura degli spazi tra i vagoni: «Un intervento a cui occorreva dare priorità assoluta rispetto a qualsiasi altro per la mobilità dei non vedenti. Il Dipartimento VII, l’Atac e la Met.Ro., però, sono venuti meno all’impegno di montare le paratine entro il 31 gennaio 2006». «E purtroppo - spiega Fabrizio Marini, del gruppo mobilità dell’associazione - non è l’unica delusione, l’elenco delle mancate promesse del Comune è molto lungo. Nel luglio 2004, il giorno della morte di Cassio, la delegata del sindaco all’handicap, Ileana Argentin, ci promise che il problema sarebbe stato risolto entro settembre. Non si possono prendere in giro in questo modo i cittadini, impossibile un intervento così complesso in appena 3 mesi. Come risultato ci furono solo i titoli sui giornali. Non se ne fece nulla». Da allora altre promesse, altre scadenze: «L’ultima - afferma Sabrina Papa - era quella del gennaio 2006. Ancora alla fine di dicembre dicevano che l’avrebbero rispettata. Adesso, però, hanno bisogno di altri 8 mesi, parlano del 31 ottobre 2006. Sembra proprio che vogliano prenderci per i fondelli». Alla manifestazione ha preso parte qualche centinaio di persone. Sul più bello si è presentato, non invitato, anche Calamante, in compagnia della Argentin. Una visita manifestamente non gradita dai non vedenti, che si sono tenuti ben distanti dall’assessore. Calamante ha approfittato della presenza di giornalisti e tv per ripetere quanto aveva detto il giorno prima in un comunicato stampa: tutte le cose da lui fatte per i non vedenti, dai 471 semafori sonori ai 1.950 milioni spesi per i percorsi tattili nelle stazioni della metro. «La sua è una risposta che non c’entra niente - replica però Marini -. I semafori sono in strada, che c’entrano con la metropolitana? L’assessore parla dei percorsi tattili, ma tace su tutto il resto. Sono tre le cose che chiediamo, le cose fondamentali per i non vedenti. Le paretine inter-vagoni, che non ci sono. L’apertura di tutte le porte della metro, in modo da capire con il rumore quando salire e scendere. L’installazione sulla banchina della linea gialla a rilievo. Calamante segue i suoi criteri. Purtroppo i suoi sono diversi dai nostri». L’esempio calzante, per i non vedenti, è proprio il percorso tattile: utile per camminare, non evita però il rischio di cadere fra i vagoni all’arrivo del treno.
La manifestazione ha riscosso solidarietà da tutti i passeggeri in attesa alla stazione. Il nostro problema, spiega l’Unione Italiana Ciechi, coinvolge tutti, non solo i non vedenti: anche i bambini che possono scappare dalle mani della mamma, anziani, persone con difficoltà varie. «Tanto è vero che la donna morta a novembre 2005 non era una nostra iscritta, era solo un po’ miope» spiega Sabrina Papa. Fra i manifestanti, Maurizio Merenda, segretario regionale dell’associazione consumatori Adiconsum: «Sul problema degli spazi fra i vagoni - afferma - a nome dei cittadini abbiamo più volte presentato degli esposti. Purtroppo senza risultato». Critica anche Alleanza nazionale: «Le assicurazioni di Calamante di ridurre i tempi previsti per apportare alle vetture le modifiche necessarie a dare più sicurezza ai non vedenti e ipovedenti che ogni giorno prendono la metro, suonano francamente risibili» dichiara in una nota il presidente romano, Vincenzo Piso: «La scadenza del 31 gennaio 2006 per realizzare le paretine fra i vagoni era stata definita “improrogabile” dal Campidoglio, dall’Atac e dalla Met.ro.. La scadenza è passata e la situazione è rimasta la stessa. Il Comune di Roma e la giunta di sinistra ci hanno ormai abituato a ritardi pluriennali - conclude Piso - ma quando è in gioco la sicurezza di migliaia di cittadini, tra cui anche anziani e bambini, non si può perdere un minuto di più».