I cinepanettoni uniscono gli snob di destra e sinistra

MilanoE ti pareva: ora si litiga anche sui cinepanettoni. E mica per decidere quale sia il più divertente o il meno riuscito. Per carità: si litiga sulla presunta definizione di «film d’essai» che, secondo alcune fonti, sarebbe stato attribuito dalla Commissione Cinema del ministero per i Beni Culturali a Natale a Beverly Hills, il tradizionale filmone di Neri Parenti con De Sica, Hunziker, Ghini eccetera che è in testa al botteghino. Il tutto nasce dal cosiddetto reference system voluto nel 2004 dall’allora ministro Urbani, secondo il quale l’interesse culturale è valutato in prima istanza sulla base di punteggi legati alla solidità produttiva, alla ricchezza del cast e agli incassi precedentemente ottenuti dal regista, a prescindere dal contenuto del film. Per essere più precisi, la qualifica di «interesse culturale» garantisce alla produzione di accedere a una serie di crediti d’imposta, ossia riduzioni fiscali. Nel caso di un titolo che incassa milioni di euro, come può essere un cinepanettone ben riuscito, si tratta di una cifra mica da ridere. E qualche giorno fa, l’ipotesi che Natale a Beverly Hills si fosse guadagnato i gradi di «interesse culturale» aveva scatenato le reazioni di cinefili, produttori e registi. Chi si dà da fare per realizzare film impegnativi e di alto profilo destinati a esigui incassi al box office e quindi più bisognosi di aiuto statale, protesta perché le sovvenzioni e gli sgravi fiscali possano essere destinati anche a campioni d’incasso dalla risata facile e, diciamolo, dai contenuti non proprio culturali. Reazioni a caso. Angelo Barbagallo, amicone e anche partner d’affari di Nanni Moretti: «La legge va rivista al più presto». Mario Lorini della Federazione italiana dei cinema d’essai: «Sabotaggio dell’attuale sistema». L’immancabile Citto Maselli: «Un precedente di una gravità estrema». Anche la Fondazione Farefuturo, vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, non ha voluto far mancare il suo parere. E non perché - come puntualmente sottolinea sul suo sito - «siamo bacchettoni né radical chic con la puzza sotto il naso». Lanciando un appello al ministro Bondi, ha precisato che «non abbiamo nulla contro i cinepanettoni. Ma a tutto c’è un limite ed è quello che non si può confondere la cultura con il trash, anche se rigorosamente made in Italy». E continua: «Il punto non è se ti piace ridere con De Sica (...) e dare i soldi del tuo biglietto alla pellicola di Neri Parenti. Ci mancherebbe». Il punto è che «noi quest’anno, per protesta, il cinepanettone lo boicottiamo». Insomma, lo scenario è sempre lo stesso: paroloni, toni gravi, previsioni apocalittiche. Sempre qui siamo: dove si discute di che cosa sia trash e di che cosa sia cultura. Come si sa, sono concetti «valvola» che cambiano nel tempo anche drasticamente. Un esempio: Quel gran pezzo dell’Ubalda, la mamma di tutte le commedie erotiche all’italiana, anno 1972 con Edvige Fenech, fu definito dal critico Paolo Mereghetti «un film che trasuda stupidità e volgarità da ogni inquadratura». Mentre un altro critico cinematografico (almeno allora), ossia Walter Veltroni, lo elogiò a posteriori. Per non dire di Totò, massacrato e poi santificato sempre sull’altare della «cultura». E via dicendo. Da più di trent’anni sulla dicotomia tra trash e cultura si sono spese tonnellate di parole e spesso gli stessi intellettuali si sono trovati in aperta contraddizione con loro stessi. Ora il caso Natale a Beverly Hills, a questo punto destinato a passare alla storia non tanto per le sue qualità, ma per la possibilità di diventare il primo «cinepanettone d’essai».
Bene, il ministero ha smentito tutto con una nota: «Il film riveste esclusivamente carattere di film spettacolare e non è stato mai qualificato d’essai in quanto la commisisone competente non l’ha neppure visionato. Le polemiche sono frutto di notizie totalmente infondate». Però il bailamme continua e qualcuno rilancia dicendo che comunque la commissione visionerà il film tra qualche settimana e la qualifica alla fine arriverà. Vedremo. E solo a quel punto le polemiche avranno un senso (a meno che non siano state scatenate di proposito).