I cinesi in soccorso dei porti liguri

Cinesi sempre più disponibili a sbarcare e a fare affari in Liguria, e molto interessati, in particolare, all’auspicato sviluppo dei traffici portuali. È una vera e propria iniezione di fiducia nel «sistema» regionale quella di cui si compiace soprattutto il presidente Claudio Burlando nel descrivere (ieri mattina, nel palazzo di De Ferrari) le nuove opportunità offerte dagli accordi riguardanti gli scali di Voltri e Vado. Innanzi tutto: la nuova linea di trasporto marittimo che collega Genova con il Far East e i diversi porti cinesi tra cui Shanghai. Lo annuncia il responsabile per il Mediterraneo del gruppo China Shipping, sesto al mondo per movimento container, C.L. Xie: obiettivo primario è favorire le esportazioni sull’asse Italia-Cina e ampliare la raccolta delle merci a un bacino che comprenda, oltre al Nord Italia, anche Svizzera, Germania e Austria, e faccia riferimento alle banchine genovesi sia per l’import, sia per l’export.
Il responsabile del gruppo ricorda con orgoglio: «Siamo nati appena dieci anni fa e oggi gestiamo 25 porti in Cina, un terminal in Usa e uno a Malta. Abbiamo cantieri navali e fabbriche di contenitori, 430 navi per 60 milioni di tonnellate di stivaggio e trasportiamo 450mila teus all’anno». In Italia il movimento è di 110mila contenitori che già entro il 2007 si punta a far crescere del 30 per cento. La sede italiana del gruppo cinese, a Genova, occupa 65 persone, «ma è in espansione». Resta il fatto che, per mantenere le promesse, ci vogliono anche trasporti efficienti: per questo, China Shipping ha in corso trattative con Trenitalia per «servizi specifici di collegamento con le aree industriali dei Paesi confinanti con l’Italia».
Nel frattempo, fa passi avanti l’ipotesi di mantenere a livello locale le risorse «in più», il cosiddetto extragettito tributario generato dall’incremento di traffici. In questo senso, si è attrezzato il porto di Vado dove il finanziamento dei lavori per la nuova piattaforma container potrebbe diventare il primo esempio di federalismo fiscale applicato ai porti. Se il governo - spiegano Burlando e l’assessore Carlo Ruggeri - accoglierà la richiesta della Regione con una norma da inserire nella prossima Finanziaria, una parte dei 450 milioni di euro necessari per i lavori della piattaforma (destinata a fare aumentare il movimento di container da 350mila a un milione di teu) potrebbe arrivare da un’operazione finanziaria basata sul conteggio delle nuove entrate fiscali prodotte dall’aumento del flusso dei container e «trattenute» dallo scalo. Il progetto di Vado costa complessivamente 450 milioni, di cui 150 a carico di un consorzio privato guidato dal gruppo Maerks e 80 dello Stato. I 220 mancanti, si spera arrivino dalle istituzioni bancarie, attratte dalle entrate future legate all’extragettito.