I cinque grandi d'Europa a Mubarak: "Deve avviare subito la transizione"

In una conferenza stampa congiunta a Madrid i capi dei governi tedesco e
spagnolo Angela Merkel e Josè Luìs Zapatero hanno lanciato a Mubarak un
appello perché intervenga per porre fine senza indugi alle violenze

La diplomazia europea, che fin qui è apparsa poco visibile sullo scenario della crisi egiziana, si muove. Intende farlo con una sola voce, come dimostra la dichiarazione congiunta emessa ieri da Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna che definisce la situazione in Egitto «estremamente preoccupante» e «in fase di deterioramento» e chiede al presidente Hosni Mubarak l’avvio immediato di un processo di transizione nel Paese nordafricano sconvolto dai disordini e la pronta cessazione della violenza. L’Unione Europea si dice anche pronta a usare lo strumento degli aiuti all’Egitto pur di fare pressione sul Cairo, in attesa della riunione odierna dei rappresentanti dei Ventisette al Consiglio europeo in cui la crisi egiziana avrà un ruolo centrale.

In una conferenza stampa congiunta a Madrid i capi dei governi tedesco e spagnolo Angela Merkel e Josè Luìs Zapatero hanno lanciato a Mubarak un appello perché intervenga per porre fine senza indugi alle violenze. La Merkel, in particolare, ha detto di aver parlato al telefono con Mubarak e di aver insistito con lui affinché avvii urgentemente il dialogo politico necessario per sbloccare la situazione, ancora caratterizzata da violenze e ambiguità gestionali. «Nessuno - ha aggiunto il Cancelliere tedesco - può pensare che le cose continuino come prima, ci vuole un grande cambiamento».
In questo contesto l’Italia può e intende svolgere un ruolo di primo piano. Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha ricordato ieri, parlando in Senato, l’importanza delle relazioni personali del Presidente del Consiglio con molti leader internazionali, affermando che «la lunga esperienza» di Silvio Berlusconi «si potrà proiettare sulla crisi del Mediterraneo». Per il capo della diplomazia italiana serve anche «un patto europeo per la sponda sud del Mediterraneo che sostenga i diritti, la democratizzazione e la sicurezza». Anche di questo ha parlato ieri con il collega egiziano Aboul Gheit e con quello saudita Al Faysal.

Il capo della Farnesina ha spiegato, rispondendo a un’interrogazione sui rapporti internazionali del governo italiano, che ci sono «contatti in corso tra capi di governo di Paesi europei, tra cui l’Italia, per arrivare a una posizione forte e condivisa da portare in Consiglio Europeo sulla situazione in Egitto per auspicare una transizione rapida, efficace e pacifica». Questo ha comportato - ha precisato il ministro degli Esteri - «che l’ambasciata italiana al Cairo possa fungere da portavoce del gruppo europeo».
Ieri, tra l’altro, il premier giapponese Naoto Kan ha telefonato a Berlusconi per ringraziarlo dell’assistenza fornita dall’Italia nel rimpatrio dei cittadini giapponesi rimasti bloccati in Egitto in questi giorni di gravi disordini.