I cinque nodi che stringono Leonardo

SCELTE Perché deve giocare un portiere più anziano e a fine contratto invece di Abbiati?

Forse Leonardo non è un visionario. Se ripete, in modo ossessivo, «non è finita» riferendosi alla qualificazione, ha qualche buon motivo per farlo. Uno è sicuramente rappresentato dalla vocazione del suo Milan, già nel girone capace di vincere a Marsiglia e a Madrid, senza riuscire invece a piegare in casa gli stessi rivali. Già sembra diventato un Milan da esportazione mentre balbetta a San Siro. In Champions non vince dalla famosa notte del 3 a 0 sul Manchester United, maggio del 2007, nel frattempo un solo successo contro il Braga in Uega (1 a 0 allo scadere con Ronaldinho). All’Old Trafford, la tradizione rossonera è la seguente: una finalissima vinta ai rigori (2003, contro la Juve), 1 successo (2005, eversore Crespo) e 3 sconfitte. Ma neanche gli inglesi scherzano: nella loro carriera continentale, contano solo 8 sconfitte domestiche su 134 partite, mai hanno perso 2 a 0 (risultato utile al Milan per scompaginare la qualificazione), due volte sono caduti per 3 a 2, risultato che porterebbe dritti dritti ai supplementari.
Riconoscimento. «Non è finita» ripete ossessivo Leonardo, uno dei pochi, dopo l’epilogo amarissimo, ad avere negli occhi quella magnifica espressione di calcio offensivo esibita dal Milan nel primo tempo allorquando è stato «frenato» oltre che dalla mancata precisione dei suoi (Antonini, Huntelaar) anche dall’abilità di Van der Saar, mai così impegnato neanche nella notte della sfida perfetta (allora 3 tiri, 3 gol). Questione di mira o anche, più semplicemente, di fortuna. Il riconoscimento è d’obbligo se poi si vogliono segnalare all’allenatore le questioni più urgenti emerse dagli ottavi.
Dida è un incubo. A leggere e-mail e sms indirizzati a giornali e tv, i milanisti di ogni latitudine hanno martellato sulla questione Dida. È diventata questione ineludibile. Intendiamoci: col Manchester Dida non ha gravissime responsabilità. «Gattona» sul primo gol, sta impalato senza uscire sul secondo, è trafitto al petto dal terzo eppure è capace di trasmettere, allo stadio, oltre che alla squadra, un senso di insicurezza fatale. Leonardo lo ha preferito ad Abbiati riconoscendogli una preparazione feroce durante la settimana: dettaglio confermato da altre fonti. Ma lavorare sodo 7-8 ore al giorno, tra palestra e campo, non significa essere più affidabile di Abbiati. Domanda, semplice semplice: perché deve giocare un portiere più anziano, e a fine contratto rispetto ad Abbiati, più giovane e con contratto lungo?
Favalli primo cambio. La sfida di martedì sera è cambiata appena Ferguson ha richiamato Nani e spedito a destra Valencia. Da quella parte, nel Milan giocava Favalli entrato al posto di Antonini infortunato (era meglio se il giovanotto si fosse fermato a farsi soccorrere in campo): il «professore» come lo chiamano a Milanello, regge da centrale, da laterale è in affanno. Domanda: perché Jankulovski è sparito improvvisamente dai monitor, dopo l’apparizione in coppa Italia (da mediano) e gli spezzoni in campionato (Milan-Siena e derby)? Le esclusioni di Inzaghi (a favore di Huntelaar) e di Kaladze hanno un loro perché.
In tilt dopo 60’. Terzo argomento: dopo una splendida ora di gioco, il Milan è andato in apnea. È vero, la squadra ha speso tanto, forse anche troppo, con quel pressing feroce esercitato nella prima mezz’ora (almeno 5 i palloni riguadagnati da Ronaldinho e Ambrosini trasformati in contropiedi velenosi). È scesa la performance di Nesta e Bonera, di Pirlo e Ambrosini e si può anche capire ma il deficit di lucidità complessivo tradito dopo il gol di Rooney più che i buchi nell’organizzazione tattica seguita al cambio Beckham-Seedorf, sono elementi da valutare. Domanda: c’è una questione fisica e psicologica che coglie il Milan quando si lascia raggiungere dal rivale?
Un altro Beckham. L’anno scorso (con un vuoto da riempire, Gattuso operato) venne accolto tra lo scetticismo generale e dimostrò d’essere ancora un signor calciatore. Quest’anno tendenza contraria: accolto con squilli di tromba, criticatissimo il suo rendimento. Forse per eccesso di aspettative: questo può dare Beckham mediano se balla tra due red devils. Di sicuro da quella parte, Park non ha mai sfondato. Solo dopo la sua uscita, Carrick ha trovato ampia libertà per disegnare la parabola del 3 a 1 sulla testa di Rooney. Domanda: è così deludente l’ultimo Beckham?
Quando torna Zambrotta. Di problemino fisico in problemino, Zambrotta è fermo dall’inizio dell’anno e sta per raggiungere quota due mesi la sua assenza (complessivamente 11 le partite saltate: 9 di campionato più 2 di Champions). Con Antonini fuori per 2-3 settimane, il suo recupero sarà prezioso. Domanda finale: quando torna Zambrotta?